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Sono nato nel 1949 a Correzzola, nella frazione allora maggiore di Concadalbero, e nel caldo assolato del mese di luglio; gli abitanti del mio paese erano allora quasi 5.000, a quanto mi dicono, oggi sono ridotti credo a 600-700

Questa terra ha visto un grandissimo esodo migratorio in particolare verso Lombardia e Piemonte, ma un po’ anche verso Toscana e Lazio

Sono figlio di un falegname bravissimo, versato in ogni ramo della falegnameria, dalle botti alle camere da letto, dalle cucine ai carri agricoli, dai secchi e mastelli ai tini per il vino, dai serramenti interni e esterni fino alle bare; ottimo ebanista, abilissimo nell’intarsio, maestro nella lucidatura a gommalacca, si dilettava nelle incisioni con le sgorbie; nel suo laboratorio di artigiano ho fatto per anni il garzone a tempo perso, con la ferma intenzione di non imparare più di tanto perché i miei interessi erano rivolti allo studio e ai libri; non so dire se ho sbagliato oppure fatto bene, certo ho rammarico per non essere stato abbastanza accorto nell’assimilare un mestiere bellissimo e che, forse più ancora da pensionato, avrebbe potuto darmi delle soddisfazioni

Sono figlio di una madre contadina, fiera, intelligente e instancabile, ottima allevatrice di animali da cortile, che erano la nostra fonte di proteine, altrettanto abile nella piccola sartoria di casa, come tante donne dell’epoca, esigentissima nell’ordine e nella pulizia della casa e delle persone, bravissima nel contrattare il prezzo di tutto ciò che doveva comprare, premurosa e pronto, da sempre dorme con un occhio aperto

Ho passato l’infanzia nel paese fino al primo anno delle medie, allora non obbligatorie, poi quattro anni in un collegio per poter continuare a studiare, dato che la scuola media più vicina era a 15 km. e il ginnasio più vicino a più di 30 e io proprio non ce la potevo fare a percorrere tutta quella strada due volte al giorno a dodici o a tredici anni

Terminato il ginnasio in collegio ,mi iscrissi al liceo classico Tito Livio di Padova, oltre 60 km. al giorno, andata e ritorno, in autobus anni ‘60 rumorosissimi e maleodoranti con l’aggiunta di 4 km. in bicicletta con qualunque tempo: d’inverno avevo una copertura bombata e impermeabile fissa sulle manopole della bicicletta perché neanche i guanti erano sufficienti a non farmi congelare le mani

Liceo durissimo, per la classe abbiente, cui io non appartenevo e in effetti mi sono sempre sentito al margine dei pur simpatici, ma più altolocati, compagni di studi; esperienza straordinaria quella del liceo, grande formazione, ho imparato ad affrontare e superare ostacoli di ogni genere, lì sono diventato adulto; ho fatto la maturità nel torrido luglio del 1968, l’ultima annata della terribile maturità gentiliana

Era mio desiderio iscrivermi a Medicina, ma non c’erano le risorse in famiglia, se volevo studiare dovevo anche lavorare, saltuariamente, ma lavorare per guadagnare direttamente io qualcosa e per aiutare mio padre nella falegnameria e questo mi impediva di frequentare e quindi mi impediva di iscrivermi a Medicina.

Mi iscrissi allora a Scienze Politiche, con molto interesse, voglia e risultati molto buoni negli esami

Nel frattempo mio padre era stato colpito da una patologia coronarica, per la quale all’epoca non c’erano quasi cure, non esistevano in Italia interventi chirurgici, c’era solo la speranza

A ventidue anni decisi di rendermi autonomo e mi cercai un lavoro per poter vivere con una ragazza di nome Rosanna, che avevo conosciuto l’anno prima e con la quale mi sposai alla fine del 1971: siamo insieme da allora

Nelle non lunghe peripezie di inizio lavoro come status definitivo per cui da studente lavoratore ero diventato un lavoratore studente, capitai per caso a lavorare nella libreria Accademia di Padova, angolo via Patriarcato, sul limite ovest della splendida piazza Capitaniato: cominciò così il mio lavoro di libraio, che scelsi come professione poco più di tre anni dopo, quando passai da Accademia a Feltrinelli, dove rimasi per i 33 anni successivi e dove ho fatto il libraio, il direttore, l’assortitore a livello di catena, il capoarea, il dirigente per quasi vent’anni, il capoprogetto dello sviluppo dei processi operativi di negozio in parallelo e in connessione all’informatizzazione, il formatore interno; fu allora, poco dopo l’ingresso in Feltrinelli e la scelta di fare il libraio e direttore di libreria di professione, che decisi di lasciare l’Università: avevo già fatto 22 dei 26 esami, ero prossimo alla laurea, ma decisi di non dare importanza al titolo accademico e di spostare tutte le mie risorse di tempo alla professione e alla famiglia, dato che proprio i primissimi giorni del 1975 era nata la mia prima figlia

Dunque nel 1975 è nata la mia prima figlia, che da alcuni anni fa la libraia, come ho fatto io, da Feltrinelli. Si chiama Gisella

Nel 1980 è nato il mio secondo figlio, che fa il medico, come sarebbe piaciuto fare a me. Si chiama Matteo

A fine inverno 2008 sono andato in pensione, anche se non avevo il massimo di anzianità, ma ero provato: anch’io ero stato colpito anni prima da malattia coronarica e dal 1999 avevo implementato la mia dotazione personale con tre bypass aortocoronarici

Ho allora continuato la mia collaborazione con la Feltrinelli come consulente, facendo il formatore interno e consulenza sui processi riguardanti la gestione dei libri.

Oggi ho voglia di riprendere i miei interessi extraprofessionali, di approfondire le mie conoscenze, di condividere con altre persone le mie passioni per un modo di vivere misurato e gradevole, attento a dettagli gratificanti e che affondino le loro radici in quella che è stata antropologicamente la mia cultura e la mia formazione

Vi invito perciò a leggere i miei articoli sul Tabarro e sul Rasoio a mano libera

Otello Baseggio