Con un paio di mesi di ritardo dò conto della costruzione di questa porta per un rustico nell'orto di mia madre

Foro irregolare, mm. 2010 x 805 a misura regolare, ma il pavimento e le spallette sono finiti proprio male, hanno vari bozzi, rientranze e sporgenze, sicché tengo quelle misure per fare successivamente degli adattamenti a montaggio

Comincio a giugno, poi interrompo per mandare avanti la scrivania, poi lascio per via del caldo torrido che mi arroventa il garage, riprendo a fine agosto

Avevo scelto delle tavole di abete rosso, che rosso non è ma ha delle venature coloro fulvo davvero belle, lunghe, ampie, molto evidenti, calde e luminose: questo legno mi affascina, non ha la luce eccessiva e il rosso veemente del larice, che pure è molto bello, è più gentile e riflette molto bene la luce solare; già, solare: mi viene l'idea di non fare una semplice porta con la sola funzione di chiudere un locale, ma di darle un po' di espressività nel contesto; in un orto si può comiciare il mattino e finire la sera o interrompere nelle ore più calde e riprendere fino al tramonto; sarà un po' naif, ma mi risolvo, prima ancora di tagliare il legno, di simboleggiare la giornata su un traverso della porta, anzi, i traversi saranno due in successione per via delle larghezze; pesco così un paio di immagini del sole, me le faccio stampare su cartoncino e le conservo, pronte per l'uso

Tavole Abete rosso
Tavole Abete rosso

La porta viene costruita secondo lo schema classico delle porte dei rustici, e non solo dei rustici, delle campagne della bassa padovana: tavole ritte aderenti sui bordi più tavole traverse a costituire un corpo unico pesante, robusto, solido, difficile da attaccare; una volta queste porte avevano l'importante funzione di proteggere attrezzi e animali dai frequenti furti, specie di poveri e affamati ai danni di avesse qualcosa, molto raramente ai danni di chi aveva molto ed era svelto con la doppietta da caccia; se erano porte di casa venivano chiuse con robusti catenacci dall'interno, stalle e cantine (càneve) comprese; se invece erano porte di pollai e per rustici di custodia attrezzi, allora avevano delle grossolane serrature con robuste e grandi chiavi; in caso mancassero le risorse per comprare le serrature ci dovevano pensare i cani, in genere sempre affamati e ringhiosi

I tempi sono passati, non mi va di fare una porta che unisca ritti e traversi con chiodi o viti, mi piacerebbe usare solo legno su legno; unisco quindi i ritti con le solite spine fino a costituire un unico tavolato a misura bello robusto, taglio i traversi, li stondo a mano, uno ad uno, con pialla, raspa e carta vetrata, 24 stondi a mano: divertente, davvero; la fatica è notevole, ma la soddisfazione di trasformare il materiale nell'oggetto che si desidera è maggiore; dispongo i traversi a digradare dall'alto al centro e riprendo in ordine opposto e simmetrico dal centro al fondo; ogni traverso viene unito al tavolato ritto da 4 spinette circolari in faggio lunghe 35 mm. contro i 42 di spessore totale, disposte in due file regolari: legno e colla ad unire il legname che formerà una porta del peso finale di kg. 27,25 finita e verniciata, prima delle lame per i cardini, 27,65 con le lame

Stondo del traverso
Stondo del traverso

La costruzione in sè è piuttosto semplice, ma la disposizione dei traversi non può essere casuale né banale, la vernice deve valorizzare il legno, i tre soli vogliono simboleggiare luce, vita e fatica: manca la luna, ma in orto non ci si va con la luna, almeno non per lavorare

Per rendere bene la venatura uso vernice trasparente da esterno, tipo quella che si dà sugli scafi: la porta deve resistere il più a lungo possibile alle piogge e al sole ardente; il legno quindi viene prima trattato con olio di lino cotto, ottimo impermeabilizzante naturale a lunghissima durata, tanti anni, antitarlo, che nelle campagne si trovane in numerose e popolose colonie e infine tre mani di vernice da esterno

Traversi verniciati

Un po' noiosi però questi traversi a grande venatura, un'immagine adatta potrebbe dare meglio il senso del sito di collocazione e e rompere la noia della sequenza così assertiva: siamo nell'orto, posto di operosità e di vita; penso che la rappresentazione delle tre fasi luce del sole faccia al caso; ritaglio delle immagini su un cartoncino, le sovrappongo al secondo e terzo traverso dall'alto in modo da rappresentare l'arco alba-mezzodì-tramonto, e intaglio i contorni; provo la vernice sullo smalto, va bene, quindi coloro

Il sole e l'operosità nell'orto
Il sole e l'operosità nell'orto

 

Infine, per renderla ancora più robusta, la piolatura viene ripetuta dalla parte del tavolato ritto e in questo caso i fori, visibili solo dall'interno del rustico, li faccio inclinati convergenti, così ogni traverso viene preso da 4 spine perpendicolari e da 4 spine convergenti, una specie di morsa, abbastanza robusta da sostituire il ferro delle viti o dei chiodi

Piolatura
Piolatura

Montate lame e serrature, tolgo la vecchia porta, ben ancorata ai cardini da ruggine pluridecennale, facendo leva con un piede di porco, di quelli da scasso, ripulisco per bene i cardini, una spruzzata d'olio da serramenti, su la porta nuova, luminosa con le sue venature fulve esaltate dalla vernice e le tre fasi solari della giornata a dare una nota di gentilezza a un serramento che non volevo troppo austero

 

 

Note di costruzione:

Tavole di abete rosso spessore 26 mm. lordi, 22 dopo la piallatura a spessore, 21 a legno finito, uno strato di ritti uniti uniti con spine ad anima, 4 per bordo interno lunghe mm. 100 ciascuna, in compensato da mm. 5:  sui legni non duri è bene usare anime non dure in modo che queste non forzino e non rompano le il tavolame in caso di deformazioni causate dalle intemperie, specie se non si conosce a che punto sia la stagionatura del legno utilizzato; nella foto, che va ruotata a dx., si vede il mucchio di riccioli di legno prodotti dalla piallatrice a spessore in dotazione al capannone di legnami De Biaggi di Fratta Polesine

Tavole di Abete rosso da tagliare
Tavole di Abete rosso da tagliare

I tagli lungovena e e traversi sono eseguiti con sega a telaio giapponese, lame differenziate a seconda dei due tipi di taglio: non dispongo di banco sega circolare né fisso né mobile e in  ogni caso ho scelto di lavorare in stile primo novecento con sole tecniche manuali: la precisoone del primo taglio è nettamente inferiore a quella della macchina, intervengo successivamente per approssimazione con pialla manuale (bellissimi i riccioli di abete, ottiimi anche per accebdere il fuoco), raspama, lima e carta vetrata

Taglio con sega a telaio
Taglio con sega a telaio

L'incollaggio del tavolato è un passaggio delicato e difficile, specie se non si hanno aiuti con manufatti così grandi, ma è fattibile: servono raziocinio e versatilità nel ricercare le soluzioni adatte all'oggetto e all'ambiente in cui si lavora

Una fase dell'incollaggio
Una fase dell'incollaggio

Ottenuto il tavolato si rettificano le misure: lo tengo un po' più corto per poter applicare una listella a fine porta da calcolare sul posto, con l'obiettivo di chiudere bene su un pavimento irregolare e con ciò evitare intrusioni indesiderate di animali, a cominciare dai più ripugnanti

Via con i traversi: i problemi nascono dal fatto che le larghezze delle tavole sono tutte diverse, quindi devo fare bene i conti di come arrivo e di come posso economizzare al meglio il legname disponibile; nasci in questa fase l'idea della disposizione decrescente crescente con un listello centrale a fare da raccordo tecnico ed estetico

Traversi tagliati a larghezza dacrescente
Traversi tagliati a larghezza decrescente

I traversi vengono rettificati e stondati poi forati e verniciati prima del montaggio: devo trasportare la porta per oltre 30 km. e in tera non mi sta nell'auto; il tavolato in realtà è in 2 pezzi e i traversi sono sciolti: monterò tutto sul posto, quindi devo praticamente finire la porta in uno stato scomposto

Allo scopo preparo tutte le spinette tagliandole dalle verghe dei duroni in faggio, numero i traversi, segno il lato di montaggio, provo tutti i fori e carco l'attrezzatura, che è tanta perché serve di tutto se si vuole affrontare e risolvere ogni possibile intoppo

Per oliatura, antitarlo e verniciature mi va via una settimana a causa dei tempi di asciugatura, lì è chimica, non si può pasticciare

Montaggio dei traversi
Montaggio dei traversi

Infine il montaggio, piuttosto semplice, ci vuole del tempo per infilare tutte le 92 spinette, colla per ogni foro e ogni spinetta, mazzuolo per cacciarle dentro, segaccino a dorso (ottima la bakuma) per metterle a raso tavola; semplici e veloci le lame, dopo misurazioni attente e precise perché la porta arrivi giusta; la serratura mi fa tribolare pere via delle irregolarità della spalletta sinistra, mentre devo martellare quella di destra per far chiudere bene da quel lato, particolramente bozzuto; in basso applico una fascetta tipo battiscopa per far quasi rasare il pavimento e sulle spallete di muro faccio uguale, una specie di cornice a chiudere per bene le fessure; sulla fascetta bassa, contro l'ultimo traverso, applico le le spinette lignee in faggio; sulle fasce laterali, da fissare al muro, i normali espansivi a vite

Dopo le abbondanti piogge autunnali la porta è un leggermente cresciuta (il legno fa sempre così), quindi ho tagliato 3 millimteri sotto, che la prossima estate diventeranno probabilmente 5 a causa del sole che vi picchierà; manca la maniglia, l'ho già comprata, ottonata, ma mi scordo di piortarmela via, la metterò i prossimi giorni

 

Sto ultimando un tavolino, vi dò quindi appuntamento ad un prossimo articolo, che non dovrebbe tardare troppo

Porta finita
Porta finita

 

22 novembre 2015