Lavorare il legno con sole tecniche manuali: questo l'obiettivo

Ricerca del legno a tavola piena nient'affatto semplice. Nei tanti brico sparsi sulterritorio si trova moltissimo abete bianco listellare e naturalmente si trovano tanti pannelli truciolari nobilitati, inesistenti per quasi tutto il '900 nell'ordinaria produzione di oggetti e attrezzature per la casa, il lavoro, l'arredo, la decorazioneCassapanca in Frassino lucidata a gommalacca finita

Il legname

Per primo dovevo trovare legname a tavola piena, il cosiddetto massello: ce ne sono di grossisti, abbastanza numerosi e con una eccellente gamma di essenze, purtroppo vendono solo a quantità da falegnameria con minimi d'ordine che a volte partono da un autocarro ; cerca e ancora cerca cerca, ho trovato un fornitore ben assortito e disposto a vendere anche a singole tavole a Fratta Polesine; è il magazzino De Biaggi, il cui proprietario si occupa in prima persona del magazzino ed è un ottimo conoscitore e consigliere attento alle esigenze del cliente; inoltre fornisce, su richiesta, le tavole piallate sul momento con la pialla a spessore e con un taglio trasversale necessario a ridurre le lunghezze in modo tale che un hobbista come possa portarsi via il legname con la propria autoLegname base

Quale e quanto? Bisogna avere un progetto, le misure chiare e capirsi con il fornitore; ahimè sono stato abbondante, anche perché Fratta Polesine non è proprio dietro l'angolo di casa e dover rifare il viaggio magari perché mi mancavano un paio di tavole mi ha indotto a prendere qualcosa in più, considerando comunque che avrei utilizzato il legname in più per altri progetti

I miei progetti erano di costruire una cassapanca in legno chiaro, un cofanetto in noce o ciliegio e un portalegna in abete bianco

La cassapanca era destinata a mia figlia per il suo compleanno e doveva intonarsi alla tonalità dell'arredo della sua casa, non volevo assolutamente un legno nodoso e troppo modesto come l'abete bianco, desideravo invece un legno o di tonalità tenue o di bella venatura; visionate varie essenze, alla fine ho scelto il Frassino proprio per la sua bella venatura, molto espressiva, gradevole, calda e accogliente; il frassino, che fu il legno della lancia di Achille, è un legno duro, molto duro (questo non me lo ricordavo), robusto, resistente, bello anche solo piallato, chiaro, del tutto adatto alle mie esigenze, prezzo buono

Il cofanetto era invece destinato a mia moglie e per questo mi risolsi nell'aqcquisto di un paio di 1 bella tavola di Ciliegio americano Top Gum,che è meno duro da lavorare, ma insidioso perché nell'intaglio i bordi si mostrano facili a micro scheggiature, fastidiose a vedersi e difficili da trattareLegno base

Infine per il portalegna ho preso qualche tavola di Abete rosso (che rosso non è se non nella sfumatura superficiale tendente ad un pallido rossore), che non è nodoso, diversamente dall'abete bianco, si lavora con facilità ed è abbastanza robusto; poi ho Legno baseutilizzato il legname per altra necessità, che vedremo

Era mio scopo ed è stata mia scelta lavorare con sole tecniche manuali: normalmente un artigiano, almeno nel secondo '900, lavorava con una macchina combinata ( mio padre aveva una gloriosa Primultini costruita in Trentino), la quale combina appunto 5 essenziali funzioni per lavorare il legno: pialla a filo per piallare i bordi, pialla a spessore per piallare le facce, sega circolare, mortasa o trapano da utilizzare con un carrello a due leve per la movimentazione avanti indietro e destra sinistra del pezzo da lavorare e infine la toupie, sulla quale montare i ferri da fresa per incavi e modanature; le prime quattro funzioni lavorano tutte in asse e quindi usano un unico motore e un cilindro che al centro monta le lame per piallare, a sinistra la sega circolare, di varie grandezze e capacità di taglio, a destra le punte del trapano; la toupie è invece indipendente, ha un motore proprio, lavora su un piano verticale e ortogonale rispetto al piano delle prime quattro ed è un attrezzo pericoloso; adesso meno con l'evoluzione delle attrezzature e il miglioramento della sicurezza, ma a metà '900 la gran parte dei falegnami mostrava mani rovinate da incidenti e amputazioni chirurgiche; il giorno del Corpus Domini del 1955 o 1956, non ricordo più bene, dovevo avere intorno ai cinque o sei anni, mio padre ci rimise tre dita della mano sinistra sulla Toupie; un bravo chirurgo per fortuna non gliele amputò, ma non poté icostruire le articolazioni, così che mio padre trascorse il resto della sua con due dita rigide e il pollice modificato alla bell'e meglio alla mano sinistra, riuscendo poi comunque a lavorare benissimo il legno, anche con la comibinata e la toupie; il ricordo di quella sua mano grondante sangue, del mio pianto e del mio spavento non mi ha mai abbandonato e mi ha marchiato di terrore per quella macchina, quindi non volli mai imparare ad usarla; per altro non potrei collocarne una in nessun posto; mio fratello invece, da ragazzo, ci rimise la prima falange di un dito usando in modo un po' avventato la pialla a filo; infine quasi tutti i fratelli di mio padre (erano in sette e tutti, almeno da giovani, erano passati dalle macchine di falegnameria) avevano ferite e qualche amputazione alle mani

Mio nonno no però, lui aveva imparato e lavorato in epoca in cui non c'era energia elettrica nelle case e se c'era non arrivava la 360 ovvero la trifase, necessaria a far funzionare quelle macchine; nella gran parte delle abitazioni di campagna arrivava la 125 e mkica dappertutto (personalmente ho vissuto alcuni anni senza energia elettrica e con il lume a petrolio), che serviva solo ad illuminare, poco, casa e stalla, in pochi casi la 220, che si diffonderà negli anni '60 con l'arrivo degli elettrodomestici; mio nonno, come i suoi avi, che dagli inizi del '500 si erano insediati nella Gastaldia del paese come marangoni, questo era il nome dialettale dei falegnami, nome che poi divenne un cognome diffuso nella pianura veneta, lavorava con attrezzature manuali, che certo davano risultati non perfetti come possono fare le macchine, ma che richiedevano grandi abilità della mano, capacità di inventare nuove tecniche e soluzioni anche di attrezzi secondo le esigenze dei vari committenti; si lavorava quindi molto di ingegno, costituito da testa e abilità manuali

Bene, l'impossibilità di usare una macchina combinata, che comunque non avrei usato, e il desiderio di tentare di riprodurre, per quanto potessi fare, tecniche manuali che mi consentissero di far lavorare in modo creativo le mani, mi hanno indotto alla scelta di avvalermi pochissimo degli utensili elettromeccanici che normalmente usa l'hobbista, quindi ho limitato la mia attrezzatura a un seghetto alternativo, un trapano, una levigatrice e un avvitatore; col seghetto alternativo ho lavorato pochissimo: sui legni duri avanza con fatica, non è preciso ed è troppo rumoroso; perciò mi sono procurato una sega a Segare a manotelaio giapponese con due lame, una da taglio dritto e per spessori sopra i 20 mm., una per i tagli curvi, il cosiddetto voltino; faticosa da usare, le lame giapponesi funzionano all'incontrario delle lame occidentali, tagliano in trazione anziché in spinta, quindi si impara una nuova tecnica e i risultati si sono rivelati migliori rispetto al seghetto alternativo; il trapano mi era necessario per la piolatura di giunzione dei piedi al telaio e del telaio alla cassa oltre alla creazione dell'alloggiamento delle spine grandi di giunzione dei traversi del telaio; ho a disposizione anche un trapano a mano, ma avevo necessità di non impiegare un tempo infinito; la levigatrice portatile orbitale aveva la stessa funzione: risparmiare un po' di tempo; infine l'avvitatore ha avuto unn impiego molto modesto: è servito soprattutto per la costruzione della piattaforma carrellata, necessaria per poter spostare la cassapanca da solo, per la cassapanca è invece servito ad avvitare esattamente le 5 viti del braccetto di ritenuta, mentre le viti del fermo centrale e delle cerniere del coperchio sono state avvitate a mano perché hanno la testa a taglio e non volevo rischiare di romperle; la cassapanca in sè non ha una sola vite di giunzione, le giunzioni tra tavole, tra pannelli e tra telaio e peidi sono tutte fatte con legno e colla nelle modalità che vedremo, quindi la cassapanca in legno si avvale esclusivamente di legno lavorato a manoPannello degli attrezzi

Gli attrezzi

Recuperati alcuni attrezzi di mio padre e tutti quelli che mio fratello aveva lasciato nella sua valigia di legno da lavoro e ripescati i miei, accumulati nel tempo; mi sono trovato con diversi cacciaviti, molti scalpelli, un paio di martelli, segacci arrugginiti e quasi tutti inutilizzabili, alcune sponderuoleAttrezzi da asporto legno, tenaglie, pinze, trancini, una sgorbia di mio padre (che si rivelerà preziosissima), bolle, squadre, tra le quali una buona falsa squadra anch'essa di mio padre molto utile nel segnare le code di rondine, a questi ho aggiunto un paio di pialle comprate per pochi euro nei mercatini domenicaliAttrezzi da asporto legno, la sega a telaio giapponese, un segaccio bakuma giapponese eccellente, anche perchè consuma 1,2 mm. per taglio ed è molto efficace, un goniometro bello e un po' caro, un graffietto molto bello, molto buono, ma che uso poco perché uso sempre il metro e una staggia piccola; ho fatto affilare tutti i ferri da taglio, lame di sega escluse perchè le giapponesi sono trattate laser, mentre le vecchie lame ereditate esigono un abile stradatore; ho comprato in un mercatino la pinza da strada, ho anche il triangolo per limare i denti, ma non ho mai ripassato una lama di sega per telaio, l'ho visto fare, ma non lo so fare; conto di provarci, quando avrò un paio d'ore da sacrificare; infine ho dovuto acquistare un po' di morsetti: ne avevo solo due, ereditati anch'essi, e per costruire la cassapanca, ma anche per fare altro in futuro, me ne servivano altri di varie dimensioni: la massima lunghezza di cui dispongo è di 70 cm.; se ho bisogno unisco due morsetti più piccoli, piatto contro piatto, proteggo con un pezzetto di compensato la parte in cui la loro giunzione batte e dopo diversi tentativi, con molta pazienza, riesco a stringere: i due morsetti infatti, al momento del serraggio, tendono a scivolare fuori dalla sede e tra di loroAttrezzi di serraggio

Progetto

Costruire una cassapanca di cm. 100 x 50 x 50, in legno pieno, con tavole da congiungere e da reperire direttamente in un magazzino di legnami, possibilmente piallate sulle facce; la cassapanca non doveva avere nemmeno una vite di giunzione, quindi legno con legno, incollato; le giunzioni anteriori tra frontale e fianchi sarebbero dovute essere a coda di rondine, per robustezza e per estetica; sul frontale la cassapanca avrebbe dovuto riportare un disegno deco'; la cassapanca avrebbe poggiato su un telaio al quale avrei applicato i piedi; non avrei applicato piedi già pronti in commercio, come in genere si usa, avrei invece costruito i piedi da me con una forma di richiamo al deco'; le giunzioni tra tavole sarebbero state "ad anima", come si usava moltissimo nel primo novecento e infine avrei usato solo tecniche ed attrezzi manuali, con l'esclusione di pochi tagli col seghetto alternativo, i fori di giunzione del telaio e qualche passata di levigatrice; rinunciai in partenza a pialletto e fresatrice elettromeccanici, ho poi usato pochissimo il seghetto alternativo perché insoddisfatto dei risultati, mentre ho usato il trapano per i fori necessari alle giunzioni che andavano fatte con spine cilindriche, come piedi e telaio

Costruzione

Per ogni parete selezionate le tavole sul banco di lavoro; la selezione è la prima fase discriminante e avviene sulla base di diversi criteri vincolanti: combaciamento dei bordi, metratura congruente e massima riduzione dello spreco, verifica della bontà dei piani orizzontali, verifica dei dritti e dei rovesci, verifica delle testate e di eventuali difetti dati dalle nodosità, valorizzazione delle nodosità migliori, andamenti delle venature in modo da utilizzare sui dritti (facce esterne) le venature più belle, decisione su fughe alternate o non delle venature; si tratta di un complesso lavoro di analisi, prova delle misure soprattutto per ottenere tagli buoni con il minor spreco, miglior combaciamento dei bordi, proiezione dei risultati estetici; si decide in quella fase come sarà il frontale e come sarà il coperchio, come saranno i fianchi, cose conviene mettere sul fondo e sulla schiena; fatta la selezione, ho raggruppato le tavole per parete con nastro carta e nominata ogni parete

Fatta la selezione, tavole sul tavolo di lavoro, si fanno le misure a partire dal taglio maggiore, che mi era stato fatto a perfetta squadra nel capannone di legnami, che infatti usa una troncatrice a banco; il grossista, una specie di orso molto appassionato e in realtà molto gentile e disponibile, è attrezzato oltre che di una sega troncatrice anche di una pialla a spessore; ho ottenuto un taglio per tavola che all'incirca soddisfava le misure di progetto e questo mi ha consentito di caricare il legname in auto (bel peso) e anche di avere una prima piallatura di sgrossatura, che mi ha fatto risparmiare un po' di tempo e fatica; successivamente ho avuto necessità di intervenire con la pialla a mano per le rettifiche di dettaglio.

Fatte le misure si procede al taglio trasversale per ottenere la lunghezza desiderata e al taglio verticale per la larghezza; per ogni taglio conviene lasciarsi un margine di circa 5 mm. da rifinire poi a raspa e cartavetrata; come ho detto ,il seghetto alternativo si è rivelato del tutto insoddisfacente, tagli troppo imprecisi per le mie esigenze, quindi ho utilizzato l'ottimo segaccino giapponese Bakuma e l'ottima sega a telaio anch'essa giapponese; le lame giapponesi tagliano solitamente all'incontrario delle occidentali, ossia in trazione e non in spinta, ma la lama grande viene prodotta anche per il taglio a spinta e in questo modo, taglio sia in trazione che in spinta e faccio strada con pocho errore; molto faticoso usare la sega a telaio, non ci ero abituato, non la usavo da quarant'anni, la prima volta mi sembrava impossibile, anche perché pesa parecchio, poi invece, passo dopo passo, è andata sempre meglio; naturalmente la sera il braccio destro era molto stanco e anche un po' gonfio, ma di questo non mi importava; abbastanza facile lavorare con i tagli traversi, abbastanza difficile, soprattutto faticoso con i tagli longitudinali, che bisogna tenere sempre sotto controllo per non ottenere bordi inclinati, che invece risultano normalmente e che poi si rettificano con pialla, raspa e cartavetrata: il taglio verticale, per il quale servono molta forza, precisione, continuità e perizia, è effettivamente difficile; infine la rettifica avviene sulla base di numerosissimi controlli del bordo con squadra piccola a 90°Attrezzi di controllo

Fatti i tagli finalizzati alle misure precise in lunghezza e larghezza, piallati e levigati ibordi, ricontrollate le misure sul banco a tavole accostate, bisogna passare alla loro giunzione

Qui, con il frassino, è nato un primo problema: il legno è molto duro da tagliare, la prova di taglio lungo tutto il bordo con un segaccino rettangolare (la bakuma non va bene per la sua conformazione) dava tempi lunghissimi, quindi bisognava trovare un'alternativa; risolto passando alla giunzione ad anime corte distanziate; quindi si rendeva necessario scavare delle feritoie nei bordi delle tavole, feritoie conicidenti naturalmente per unire le tavole mantenendo la misura esatta che era stata segata; bene, fermate le tavole con un morsetto, si pratica sulle facce il segno di inizio delle feritoie o incavi che dir si voglia; si toglie il morsetto e si riportano in ortogonale, con la squadretta, i segni delle facce sui bordi, così otteniamo la coincidenza; dato che le feritoie dovevano coincidere in lunghezza, larghezza e centratura esatta sulla linea mediana del bordo di ciascuna tavola, ho costruito, in pochissimi minuti, una dima in compensato, graduata sulla lunghezza e sulla profondità, praticata la feritoia centrale, larghezza della dima esattamente pari ai 24 mm. dello spessore delle tavole piallate e levigate; con la dima, a partire dai segni fatti a matita sui bordi, ho segnato la feritoia, lunghezza e larghezza; le feritoie, che d'ora in poi chiamerò incavi, sono, per le tavole lunghe, 2 lunghe 5 cm., larghe 0,5, profonde 1,5 e 1 lunga 10 cm., centrale, mentre sono 2 lunghe 5 cm. sulle tavole piccoleIncavo del legno

Esecuzione

Segnato a matita, ogni scavo viene iniziato a martello e scalpello largo sui lati lunghi , scalpello piccolo sui lati piccoli; subito dopo, martello e scalpello piccolo si comincia a togliere legno; per affondare bene però non basta; dopo le prime battute si va meglio a lavorare di polso, perché lo scalpello spesso e volentieri si impianta e allora bisogna per forza proseguire con la mano, in particolare palmo e polso; questa è una fase un po' complicata perché ci si può facilmente ferire, alla mano sinistra per chi lavora con la destra; facilmente lo scalpello può andare a vuoto e colpire la mano d'appoggio: fa male, si sanguina e diventa complicato proseguire con una mano ferita.

Prima regola: la mano d'appoggio deve sempre posizionarsi su un piano inferiore al piano di lavoro dell'attrezzo, che in questo modo, se scappa, va a vuoto e non colpisce niente

Seconda regola: usare un guanto di protezione: ci si taglia lo stesso, ma ci si fa un po' meno male

Terza regola: lavorando di polso e di palmo la probabilità di ferirsi diminuisce, si riesce a fare abbastanza forza, il movimento del polso consente un'eccellente duttilità nell'uso dell'attrezzo; con questa tecnica solo manuale, mano e scalpello, ho praticato nelle tavole 84 scavi, compresi quelli trasversali praticati sui fianchi e i longitudinali praticati sui lati interni di frontale, schiena e fondo, per poter unire la schiena ai fianchi e al fondo e il fondo alla schiena e al frontale; un lavorone direbbe un fiorentino, un lavoro sfiancante, faticoso e che ti fa dolorare le mani è la mia conclusione.Attrezzi per l'incavo

Prima e dopo è necessario regolare i bordi: devono essere a squadra in modo da combaciare bene, cosa difficile se si lavora solo a mano e si è principianti; si musano pialla, raspa e cartavetrata, oltre naturalmente ai minuziosi e snervanti controlli con la squadra piccola; si consideri che ogni passata va a ridurre le larghezze, come dire che la misura cambia e perciò bisogna rifare le larghezze di tutte le altre tavole degli altri pannelli: un bel rompicapo, perciò conviene tenersi un po' di margine, a costo di dover lavorare per eliminarlo successivamente e bisogna poi accettare le nuove misure; vedremo alla fine che la cassa panca risulterà più corta di 1 cm. profonda esattamente quanto progettato (quindi le giunzioni longitudinali andavano tutto sommato bene) e larga un po' di più; quanto salla pialla, che avevo usato appena un po' da ragazzo, devo dire che una volta presa un po' di abilità, è uno strumento di straordinaria efficacia; le difficoltà iniziali sono consistite in due basilari condizioni: la regolazione del ferro rispetto al piano di scorrimento e quindi la ptenza di incisione nel legno, e la forza da imprimere con le braccia; prova e riprova, finalmente ho regolato il ferro facendolo uscire di pochissimi millimetri; ho usato una pialla Sile comprata nel mercatino di antiquariato per 10 euro, avevo fatto arrotare il ferro da un buon arrotino e avevo rifinito personalmente sulla pietra con olio appartenuta a mio padre, pietra che ha almeno 60 anni ed è ancora molto buona; quanto alla forza da imprimere, all'inizio ero partito con molto slancio e troppa forza, facendo delle belle tacche che ho poi dovuto correggere con la levigatrice, la lima e dello stucco, che con la lucidatura si è fatto vedere: qualche errore iniziale si fa per inesperienza, poi l'esperienza insegna che l'attrezzo va usato con la forza giusta e in modo gradula: bisogna farsi la strada prima, quindi piallare piano,leggero, finché la pialla non arriva ad uno scorrimento facile, direi familiare con il piano da piallare; allora escono riccioli regogalari, si tiene bene sotto controllo l'asportazione e l'attrezzo risulta molto efficace, tanto da farsi preferire al segaccino in caso di riduzioni inferiori al centimetro e mezzo; del legno asportato, riccioli da pialla, segatura da taglio, polvere da levigatura, ho tenuto tutto; il materiale mi sarebbe servito in seguito per la correzione di fessure, piccole imperfezioni, bordi di fori, rattoppi, lavorazioni di riempimento con pasta creata appositamente

L'incollaggio

Abbiamo quindi preparato le tavole a misura, piallato i bordi, rifilati con raspa e cartavetrata, senza peraltro riuscire ad avere la precisione di una macchina perché la mano lavora sempre arcuando il movimento, non lavora mai dritta e perciò ci si può avvicinare alla squadratura giusta, ma io almeno non ho mai ottenuto sui bordi una squadratura esatta: avrei dovuto usare un pialletto elettromeccanico probabilmente, ma non è mica la stessa cosa, mi ero ripromesso di lavorare con sole tecniche manuali e così ho fatto fino in fondo; abbiamo fatto gli incavi, non resta che unire e incollare

Esecuzione

Per per ciascuna coppia di incavi ho tagliato da un listello di ramin, altro legno duro, dello spessore di cm. 0,5, delle spinette lunghe 3 cm. in modo da realizzare spine maschio-femmina per ciascuna coppia di incavi, che in totale dava appunto profondità di incavi di 1,5 + 1,5 cm.; naturalmente, trattandosi di incavi fatti a mano, nessuno era esatto, così ogni spinetta andava regolata; negli incavi le spinette sono state disposte in verticale e non in orizzontale per due fondamentali motivi: in verticale le spinette avrebbero resistito molto meglio in caso di urti ortogonali al pannello, l'inserimento a spinette multiple mi avrebbe consentito di fare delle regolazioni quasi millimetriche per ciascun incavo, ossia, avendo intenzionalmente costruito incavi un po' laschi, avrei potuto regolare l'inserimento in modo tale da ottene un piano totale di pannello il più regolare possibile; la spinettatura, che è a doppia faccia, nelle tavole grandi dà una superficie di presa di cm. 5 x 2 x 2 + cm. 10 x 2 per tavola su un bordo di cm. 99; in aggiunta i bordi, nelle parti non incise,sono stati ricoperti di colla; per le tavole piccole invece i cm. di presa sono la metà e di metà lunghezza sono le tavole piccole rispetto alle grandi; questo significa che la superficie totale di presa per tavola è di cm. 40 su 99 di lunghezza, quindi una presa particolarmente robusta, di circa 4 volte superiore a quella che avrei realizzato con sei spinette da 6 mm.

SerrsaggioCompiuta l'operazione di incollaggio, brigosa e al contempo entusiamante perché dà luogo alla nascita del pannello, al fine di ottenere la massima coesione e stabilità dello stesso, è necessario stringere le tavole nei morsetti; sembra facile, ma non è; disponevo di soli due morsetti da 70 cm. e non volevo comprarne altri perché sono piuttosto cari; inoltre volevo utilizzare la tecnica dei due morsetti agganciati tra loro, come avevo visto fare tante volte da mio padre; questa tecnica riesce abbastanza facile se i bordi da far combaciare sono perfetti, se il piano di lavoro è abbastanza grande e se si ha un aiuto; non avevo niente di tutto questo; inoltre, per non rovinare con qualche colpo le tavole da incollare, è necessario frapporre fra le stesse e le basi piatte combacianti dei morsetti del materiale di protezione, scarti di legno o compensato, ciò che deforma l'asse di trazione, perciò risulta molto difficile tenere insieme i due morsetti; è necessario, in contemporanea, tenere a posto il pezzo di protezione del bordo, coiè il pezzo inserito tra pressore e bordo, il pezzo di protezione sulla giuntura dei morsetti, eventuale pezzo della base di trazione, girare la levetta del pressore ed evitare che un morsetto scappi sopra o sotto o in mezzo: serve una grande pazienza e servono accorgimenti inventati lì per lì, tipo fermare i pezzi con adesivo carta, appoggiarsi contro il muro per tenere almeno un morsetto un po' fermo, spingere in giuntura con una mano mentre l'altra fa girare la leva e così via.Serraggio

Serrati i morsetti occorre ricontrollare la squadra del pannello, precedentemente controllata all'incollaggio, e il cosiddetto "traguardo" ossia l'allineamento del filo trasversale alto col filo trasversale basso; se i due fili non sono allineati, il pannello, pure in squadra, risulterà parzialmente avvitato sull'asse e quindi non assemblabile per difformità di distanze con il pannello ortogonale che successivamente bisognerà congiungere; per correggere il traguardo si tengono leggermente allentati morsetti, si cerca una appoggio rigido a terra ( se avete un aiutante gli fate mettere un piede sull'angolo opposto all'angolo alto da correggere) e compite una torsione del pannello finché non va a posto; se proprio non ci si riesce, confidate nella bontà della morsettiera e delle successive giunzioni, che, se fatte bene, dopo aver cacciato dentro a forza le spine ortogonali, risulteranno molto collaboranti

Bene,compiuta l'operazione, ho lasciato i pannelli in piattaforma mobile o a terra, secondo i casi, per 24 ore, il minimo necessario per ottenere una coesione sicura, e mi sono dedicato ad altro, ad esempio ai tagli delle tavole e alle rettifiche di nuovi pannelli; il giorno dopo sembra che sia avvenuto un miracolo, invece ha solo preso bene la colla e dalle tavole di partenza ci si trova con un primo manufatto, ciò che a me è sembrato strano le prime volte e tuttavia ho constatato che i pannelli tenevano bene, erano molto solidi, le misure andavano bene, quindi prendevo ancor più convinzione, coraggio e familiarità: la strada è lunga, tortusa e complicata, ma si fa.

Giunzioni tra Pannelli e costruzione della cassa

Costruiti i pannelli, mi piace di più chiamarli pareti, bisogna congiungere il tutto per costruire la cassa

Come: abbiamo detto giunzioni a coda di rondine per gli angoli anteriori, per motivi di miglior tenuta e per motivi estetici davvero rilavanti: le code di rondine sono molto belle, almeno per il mio gusto; tutte le altre partei sarebbero state congiunte a spinette rettangolari e circolari

Code di rondine

Non le avevo mai fatte, le avevo viste fare,quindi me le sono studiate per bene in un libro di lavorazione edito da Zanichelli, libro ben fatto; intanto mi ero ordinato una dima sul sito di Schmid, rapporto 1:8, adatta al legno duroDima per code di rondine; l'angolo di inclinazione utilizzato è quindi di circa 7° rispetto all'asse dell'ordinata contro i 9,4° delle dime con rapporto 1:6; volendo, tuttavia, si possono fare code con l'angolo che si vuole a patto che un eccesso di angolazione non comprometta la tenuta dei colletti dei tenoni, che sono le code vere proprie e che si incastrano nelle mortase, ossia le nicchie angolate dei panneli di giunzione ortogonali; ho ordinato la dima per tracciare e tagliare preciso e quel preciso tipo di dima perché le sue paretine son attrezzate all'interno con due magneti che mi mi hanno consentito di tenere la lama della bakuma sempre molto aderente alla dima e quindi di tagliare in modo pressoché esatto, a ritmo un po' blando, perché si tratta di lavoro di precisione e non di impeto; ci si può anche costruire una dima in proprio, con legno duro, dell'angolazione desiderata, ma non si ha il magnete, inoltre la dima di Schmid può essere ruotata di 90° e si può quindi far lavorare anche sulle mortase delle pareti ortogonali, mentre se te le costruisci da te, devi fare due dime, una per i tenoni della parete frontale e una per le mortase delle laterali

Code di rondine e mortaseDi che dimensioni tenoni e mortase? Se hai spessori da 24 mm. devi fare tenoni e mortase da 24 o 25 mm., non meno, altrimenti avresti colletti troppo deboli, non di più, altrimenti avresti una sproporzione esteticamente inaccettabile e una minore probabilità di tenuta; il risultato è stato quindi di 10 tenoni per bordo della prete frontale, conseguentemente avremo nove mortase corrispondenti per parete laterale e perciò le code totali da tagliare sono risultate 10 x 2 sulla parete frontale e 9 x 2 sui bordi frontali dei fianchi, pari a 38 in tutto; un bel lavoretto, appassionante, di precisione e scoperta, è come aprirsi una strada e vedere nascere il risultato taglio dopo taglo; ho fatto i tagli dritti con la bakuma, ho fatto le rimozioniCode di rondine in progress tra doda e coda lungo due segmenti arcuati ad intrecciare con la seghetta a copiare, infine ho rimosso la punta residuale e rifinito le nicchie a scalpello, raspa e limaCode di rondine

Le altre giunzioni

Il fondo alla schiena con spine cilindriche visibili all'esterno, anche per nota estetica, ma soprattutto per essersi presentato un rischio di sbriciolamento dei fianchi a causa degli incavi provati trasversali alle linee di venatura; il fondo al frontale con spine rettangolari ad anima perché in linea con le venature si del frontale che del bordo del fondo; la schiena al fondo con spine circolari per ottenere un lungo tratto di presa e per riuscire ad incollare le prime due pareti con le sole mie forze

Incollaggio delle pareti

Un'impresa partita male, ma alla fine riuscita; l'idea era di utilizzare il metodo più classico possibile, ossia la colla a caldo, eccellente per i mobili, scura e meno rilevabile in caso di difetti; la preparai con grande cura e un eccesso di cautela sul grado di viscosità, la tenni un po' troppo densa; volevo fare un unico assemblaggio, tutte le pareti coincidenti e unite simultaneamente, sarebbe stato un bel colpo; mi sono fatto aiutare da una persona di famiglia, abbiamo dato la colla dappertutto, andiamo ad incollare, ma troppi sono i punti in cui serve un adattamento, la colla, già di per sè densa, si asciuga, le code non entrano più a causa della secchezza dei lati interni, restiamo con i pannelli in mano; sconsolato, il giorno dopo stacco a scalpello la colla a caldo ,cristallizzatasi e vetrificatasi in ogni punto, faccio qualche danno alle code, riprovo, niente da fare: avevo sopravalutato le forze e sottovalutato le difficoltà, avevo preteso troppo, mi rendo conto che devo invece procedere parete per parete; rifaccio il lavoro di stacco della colla cristallizzasi, faccio altri danni alle code, danni permanenti, che si notano soprattutto sui fianchi, ai quali in parte rimedierò con alchimie di stucco, trucioli, colla, segatura, carta vetrata e lima; peccato, perché i tagli originali erano pressoché perfetti, l'errore di valutazione sull'incollaggio li aveva invece danneggiati

L'importante è non perdersi d'animo, essere tenaci, affrontare e risolvere gli innumerevoli problemi che si presentano e proseguire con più umiltà

Ho quindi ripreso collegando la schiena al fondo: colla e alcune viti collaboranti con squadrette in compensato robusto, angoli a 90°, in modo da tenere in perfetta squadra le due pareti; avrei successivamente sostituito le viti con le spine cilindriche passanti debitamente incollate; qualche morsetto per garantire la massima coesione; successivamente ho collegato i fianchi nel modo descritto, con le mortase già pronte; presa con i morsetti difficile, ma con molta pazienza alla fine riuscita; infine ho collegato il frontale ai fianchi con le giunzioni a coda di rondine, tenoni dentro alle mortase, morsettatura molto delicata e difficile, non ho osato forzare troppo anche a causa delle imperfezioni che avevo precedentemente creato con i distacchi della colla a caldo, così che le due giunzioni hanno lasciato quasi tutte un paio di mm. in media di fessure, che ho poi otturato con trucioli, stucco, colla, polvere di levigatura; a causa della non completa compenetrazione in fianchi si sono rivelati un po' in fuori rispetto alle testate dei tenoni, il problema è stato risolto a raspa e levigatrice: le giunzioni risultano appena un po' arcuate, ma la venatura autoritaria del frassino aiuta a risolvere la percezione della leggera curvatura; tutte le giunzioni sono state fatte questa volta con colla vinilica e in solitaria, predisponendo protezioni, morsetti, e tavole di abete rosso che avevo in dotazione per altri progetti; il tutto è durato all'incirca una settimana, perché servivano 24 ore di presa per ogni incollaggio, ma fra presa e presa, facevo le rettifiche necessarie ed altre attività extraLa cassa

Dopo una settimana, con mia grande soddisfazione, avevo finalmente la "scatola" a squadra e a traguardo, ma con molte rettifiche da fare; avere la scatola è ovviamente un passaggio fondamentale, non solo per il risultato in sé, ma anche per il morale: finalmente dall'informe si realizza un oggetto stabile e definitivo; le rettifiche poi si fanno con l'accortezza dovuta, che cresce e si affina via via che si procede; la realizzazione di questi oggetti infatti ha anche un'enorme carica formativa, è una grande e utilissima esperienza di per sé, quindi l'abilità e le competenze crescono via via col procedere dei lavori, si diventa più abili, più furbi, meno ansiosi, più fiduciosi e al contempo più umili e concreti; mancavano ancora coperchio, telaio e piedi, ma avevo fatto un bel passo in avanti

Sopra e sotto la scatola: mancavano il coperchio e gli appoggi

In progetto avevo pensato di poggiare la cassa su un telaio abbastanza robusto, sostenuto da piedi anch'essi robusti, sempre in frassino, non banali e di richiamo deco'

Date le dimensioni della cassa, ritenni necesario ridurre un po' l'effetto di imponenza tramite un accorgimento di correzione della percezione; mi risolsi allora per una soluzione di leggero "schiacciamento" del frontale tramite un coperchio e un telaio che uscissero entrambi di circa 3 cm. dal filo della cassa con bordi stondati, verso il basso il coperchio e verso l'alto il telaio; ho eseguito a mano entrambi gli stondi, senza uso di frese montate su fresatrice, che avevo deciso di non conprare proprio perché le frestrici elettromeccaniche mobili per quasi tutto il 900 non esistevano, eppure gli stondi si facevano e anche bene; ho eseguito gli stondi iniziando con la pialla sugli spigoli vivi per poi arrotondare con la raspa e infine con la cartavetrata; i bordi laterali, anch'essi stondati, sono invece stati tenuti a filo della cassa sui entrambi i lati

L'associazione delle tavole per il coperchio è stata piuttosto laboriosa e alla fine ne ho cambiata una sostituendola con una di riserva: il problema era sempre lo stesso: trovare dei begli effeti di venature e assemblare tavole con la possibilità di combaciare bene; ho dovuto alla fine fare una rinuncia, che ha avuto un costo; ho preferito l'effetto venatura e mi sono tenuto una tavola di difficile associazione e un po' contorta; ho affrontato le difformità del piano orizzontale con correzioni a pialla e cartavetrata, incappando in qualche scaletta e ho affrontato le difformità e le fessure di combaciamento con colla, trucioli, polvere di levigatura e stucco, pagando comunque dazio perché alcune correzioni si vedono a causa dell'effetto di evidenziazione della gommalacca, di cui parleremo più avanti, così che qualche stuccata generosa per ripianare una scaletta da pialla si vede: conseguenze della lavorazione a mano, con un pialletto elettromeccanico non sarebbe accaduto, ma al contempo effetto di autenticità e onestà della scelta iniziale e di quanto dichiarato; per raddrizzare il più possibile il piano orizzontale, che sulla parte frontale si impennava davvero, ho messo due traversi sulla faccia interna, applicati con spine cilindriche oblique a tirare in direzione opposta all'impennata, riuscendo a riguadagnare parecchio, non tutto; quel che mancava mi faceva tuttavia comodo perché comunque avrei poi dovuto rialzare la battuta per inserire due segmenti di di stoffa imbottita sul finale dei bordi dei fianchi allo scopo di assorbire i colpi e il rumore delle chiusure del coperchio; in progetto avevo pensato di rialzare il coperchio da dietro, sui punti di attacco delle cerniere,per crearmi gli spazi-fessure necessari, in esecuzione questi spazi me li sono ritrovati grazie e a causa della tavola irregolare e un po' contorta; ho infine ingentilito i traversi interni stondandoli a mano e facendoli finire a punta verso il frontale, stesso metodo pialla-raspa-cartavetrata; naturalmente l'incollaggio e soprattutto la morsettatura hanno presentato le solite difficoltà, ma oramai le potevo facilmente prevedere con le esperienze precedenti e sapere come risolverle

Il telaio

Doveva essere per forza solido, perché su questo doveva poggiare la cassa e telaio e cassa dovevano essere collaboranti nel mantenere tutto l'assetto; avevo progettato di segare la tavoletta frontale alla larghezza di 12 cm., ossia 9 per il fissaggio + 3 per il richiamo di schiacciamento in parallelo al coperchio, come detto, mentre le altre tavolette sarebbero state larghe 9 cm.; in realtà le misure, per economicità di uso del legname ,sono venute un po' inferiori, comunque con una buona superficie per il fissaggio alla cassa; la tavoletta frontale è stata collegata alle laterali con mezze spine a maschio e femmina, femmina sulla frontale, maschio sulle laterali, in modo da avere linearità totale sul frontale; la tavoletta di schiena è stata collegata a sua volta alle laterali con lo stesso sistema, ma, volendo la linearità totale anche sui fianchi, le laterali sono diventate femmina verso la schiena e la tavoletta di schiena è stata lavorata a due spine maschioTelaio

I tagli verticali, quelli per ottenere tavolette strette, i tagli traversi, per ottenere le lunghezze e le spine maschio sono stati tutti eseguiti a mano con sega a telaio armata della lama maggiore e bakuma; le mezze spine soine femmina sono state ottenute con fori in serie a trapano in posizione foratura normale, difficilissima a causa della durezza del legno e causa della decisione di usare le mezze spine: non mi fida della percussione per paura di struggere i pezzi tagliati con tanta fatica; solo suuccessivamente mi sono accorto che invece la percussione andava benissimo, forava bene e senza guai, meglio che forare il muro e simile alla foratura del ferro

Terminati fori e spine, ho incollato e ho controllato la bolla, poi ho smussato i dislivelli nelle giunzioni, ricontrollato la bolla, lasciata asciugare la colla per 24 ore, il giorno successivo ricontrollato la bolla e rifiniti i dislivelli: la bolla è un'ossessione nelle costruzioni : i livelli devono essere esatti per evitare che ad esempio i mobili si presentino inclinati da qualche parte o non poggino perfettamente sul pavimento

Costruzione dei piedi

Sono partito da un disegno, più volte corretto, a vista mia, di misura da inventare, provata con una sagoma in compensato; ogni piede, per essere abbastanza robusto, doveva comporsi due pezzi di spessore di 24 mm. ,doppio quindi rispetto ai pannelli; quattro piedi in frassimo di quello spessore potevano tenere il peso della cassa, che, vedremo alla fine ,sarà prossimo ai 45 kg.; ho quindi tagliato grossolanamente 8 pezzi a sagoma, ho I piediabbinato i pezzi secondo criteri estetici e di convenienza di rifinitura, incollato e messo in un unico morsetto i piedi, separati da carta in mkodo che non prendessero l'uno con l'altro, attese le solite 24 ore facendo altro, per poi rifire ciascuno sulla sagoma a raspa e cartavetrata; ogni piede è stato messo a misura, altezza mm. 125, e di ogni piede ho controllato e corretto la bolla: ovvio, se i piedi sono a bolla, il telaio a bolla e la cassa è regolare in altezza, la cassapanca si presenterà regolare e a bolla e così è stato; devo dire che sulla bolla, che temevo tantissimo perché ho dovuto fare correzioni manuali millimetriche, tutto alla fine è andato liscio ed è stata una grandissima soddisfazione, terminato il collegamento cassa-telaio-piedi, constatare che la cassapanca era immediatamente a bolla: il concetto costruttivo aveva funzionato, con grande pazienza, fatica e pignoleria, ma aveva funzionato; infine ogni piede è stato rinforzato inserendo in ciascuno tre spinette da 6 mm. oblique e in direzione contrapposte ad annullare in spinta e controspinta sollecitazioni troppo forti in caso di bruschi spostamentiSpine ai piedi

Collegamento degli elementi

Abbiamo costruito tutti gli elementi o quasi; ho dimenticato di precisare che il coperchio non viene collegato direttamente alla cassa ma a una tavoletta larga 9 cm. collegata a spinette alla cassa; l'effetto estetico è migliore, migliora anche la funzionalità perché le cerniere non sollecitano direttamente le pareti della cassa e lavorano in orizzontale anziché in verticale, l'operazione di collegamento è più facile; naturalmente i dislivelli del coperchio, accettati per motivi di estetica, che non sono affatto banali, anzi necessari se vuole costruire un mobile gradevole e che arredi, sono andati in contrasto con la tavoletta di attacco, che ho rettificato come al solito con pialla, raspa e carta vetrata in modo da portare il tratto longitudinale anteriore della tavoletta al livello del coperchio, operazione indispensabile per collegare in modo corretto le cerniere.

Riprendiamo il collegamento: messa la cassa sulla schiena, ho appoggiato il telaio contro il fondo della piattaforma mobile a 2 ruote bloccate, l'ho fermato con due morsetti da 70 cm. e ho praticato con il trapano una serie di fori passanti telaio e cassa, metà contro il bordo inferiore e metà contro il fondo, dritti e obliqui a direzioni contrapposte in modo che le successive spinette circolari da 6 mm. di diametro lavorassero in spinta e controspinta in caso di spostamenti forti, improvvisi, squilibrati;Fori di collegamento un totale di 24 fori, 8 per ogni traverso lungo, 4 per ogni traverso corto; ho numerato ciascun foro, sulla cassa e sul telaio, preso le misure di frondità per ciascuno e tagliato e numerato le spinette, che ho conservato in una ciotolina per quando avrei fatto l'incollaggio finale, dopo l'intaglio e la lucidatrura

Altro passo: collegamento dei piedi al telaio e relativo incollaggio: per ogni piede, segnata la sede a telaio secondo distanze predefinite, ho costruito un sistema di livellamento dei piedi con pezzi di scarto di frassino e per portare i piedi, che sono sagomati e rastremati, a combaciare perfettamente con le tavolette del telaio, ho inserito un cuneo di legnoSpinatura dei piedi; ottenuto il conbaciamento preciso, ho stretto con un morsetto, quindi ho praticato 4 fori passanti per piede, anch'essi obliqui per le ragioni specificate; tagliate le spinette, ho incollato, controllato la bolla sui longitudinali, sui trasversali e sui 4 angoli, quindi stretti i morestti e collegati definitivamente i piedi al telaio

Quando mi sono trovato a collegare il tutto, ho preso di peso la cassa, senza coperchio, e appoggiatta sul pavimento, protetta da un cartone (sforzo da poco più di 30 kg.) ho appoggiato il telaio attrezzato di piedi sulla piattaforma mobile di cui avevo bloccato le due ruote dotate di fermo, ho bloccato ogni piedeBloccaggio con due pezzetti di legno inchiodati a formare una L, ho legato il telaio alla piattaforma verso il traverso lontano con uno spago robusto, ma non troppo grosso,per evitare che poggiando la cassa il telaio si alzasse ( il peso della cassa sullo spigolo tracerso più vicino avrebbe attivato la leva),Bloccaggio del telaio ho dato la colla in ogni foro e sulle tavolette del telaio, quindi ho ripreso la cassa di peso, l'ho appoggiata il meglio possibile sul telaio, fatta scorrere e posizionata sui bordi come da progetto; poi, steso a terra, con pazienza, sono passato ad infilare spinetta per spinetta nei fori; nonostante le avessi provate in precedenza, qualcuna prorpio non voleva entrare ( il legno è sempre vivo e un cambio di temperatura o dumidità fa questi scherzi), anche per la difficoltà ad individuare in così poco spazio, 125 mm. di altezza, le direzioni esatte; qualche spinetta si è rotta sui traversi lunghi; niente paura, il più era fatto; ho lasciato la colla prendere e asciugare, il giorno dopo ho preso il trapano e ho praticato 4 fori da 8 mm. obliqui contrapposti sulle due tavolette lunghe in prossimità delle spinette rotte, mentre sui laterali , dove si era rotta una sola spinetta, non ho fatto niente: la cassa era collegata in modo sicuro, stabile, era dritta, a squadra e a bollaCollegamento

Armare la cassa

Non c'è molto,ma pochi fondamentali vanno fatti

Cerniere: ho inutilmente cercato cerniere deco', anche in internet; ho quindi applicato due cerniere longitudinali, piccolette e un po' arzigogolate: non mi sono piaciute, le ho tolte, lasciando quattro buchi, che poi ho penato a chiudere e mascherare, e ho optato per due cerniere piuttosto piccole, molto seplici, ricurve, ottonate, fissate con viti ottonate con testa a taglio, che ho preferito avvitare a mano

Serviva poi un fermo centrale per evitare inopportune aperture del coperchio: applicato un piccolo fermo ottononato a ganasce, forza regolabile con due viti laterali a comprimere più o meno dolcemente la molla di pressione sulle ganasce; fissato il fermo interno al frontale in centro, l'ho ricoperto di stucco, ho abbassato il coperchio, preso l'impronta, fissato quindi il dente di aggancio, è stato facileBlocco coperchio

Per niente semplice invece fissare il braccetto di ritenuta, necessario a trattenere il coperchio aperto evitando che cada ulle mani: un coperchio di quelle dimensioni in un legno molto duro come il frassino potrebbe anche fratturare le ossa della mano colpita; per il braccetto il problema era capire l'angolo dello stesso rispetto all'asse dedel bordo alto del fianco interessato; avevo scelto un braccetto idraulico, cercato in più negozi di ferramenta e finalmente trovato, perché lo ritenevo il più sicuro, naturalmente è molto più caro dei braccetti a scatto; dopo vari tentativi, tre se ricordo bene, durante i quali, proprio per un errore di eccesso dell'angolo che mi spaccò una cerniera acausa dell'eccesso di spinta, ho capito che dovevo ridurre drasticamente l'angolo, tenere l'appoggio da avvitare coperchio quasi al filo del bordo più interno in modo da portare l'asse di spinta quasi sulla linea della cerniera, ho avvitato la placchetta laterale che andava sulla parte interna del fianco, posizionato la placchetta al coperchio nella posizione conseguente, fatto un foro di prova, provato il funzionamento, poi, visto che andava a meraviglia, terminati fori e fissaggi; ho usato l'avvitatore solo per le 5 viti del braccetto di ritenuta, le altre 16 viti, tutte ottonate e con testa a taglio ( 6 + 6 alle cerniere, 2+2 ai due elementi del fermo centrale) avvitate a mano.Trattenuta del coperchio

Terminata l'armatura, ho disarmato tutto per poter passare alle altre fasi della lavorazione, intaglio e lucidatura, con una cassa non troppo pesante e soprattutto senza coperchio e sporgenze.

In sostanza, la cassapanca è stata definitivamente collegata a piedi e telaio e definitivamente armata solo a intaglio, colorazione con mordenti e lucidatura a gommalacca finite.

Costruzione terminata dunque, ma divisa in più fasi in modo da ottimizzare le fasi di intaglio e lucidatura, avvenute a cassapanca disarmata e non collegata a telaio e piedi, coperchio scollegato e lavorato in modo indipendente

L'Intaglio

Mi ero proposto di decorare il frontale della cassapanca con un disegno ispirato all'art deco', che molto apprezzo, stile rapidamente piegato ad altre esigenze nel decennio precedente la seconda guerra mondiale, sostanzialmente ignorato negli anni '50, durante i quali prevale uno stile ispirato diciamo dal rimbalzo della rinascita post bellica, quindi abbondante nelle linee curve, nelle rotondità, nell'enfasi della ritovata "abbondanza", soprattutto negli U.S.A., una rottura della prigione del razio-monumentalismo dei regimi totalitari che avevano storpiato il razionalismo che stava subentrando al deco' e che in nuce già vi si trovava nel passaggio dal liberty al deco', meno curvato e per certi aspetti lezioso, anche se piacevole, molto aperto alla sperimentazione e alle nuove combinazioni di materiali, che, lavorati con nuovo stile, assecondassero le esigenze di slancio, rinnovamento, empito di velocità e sperimentazione, scossa sociale per una società che voleva ripartire di slancio dopo la prima guerra mondiale

Se ben si osserva, con le dovute evoluzioni nel frattempo sviluppatesi, stile e materiali ricompaiono negli anni '60: linee certo più audaci e secche, materiali innovativi presentati in modo più dirompente, ma i punti di richiamo sono, a mio parere, davvero molto evidenti

Io non sono in grado di produrre questi disegni, men che meno con le tecnologie digitali, perciò mi sono rivolto alla designer Giada Giacomazzo, che un anno prima aveva disegnato i miei due bei biglietti da visita, in stile deco', quando ho aperto il blog; le ho chiesto un disegno deco' della lunghezza di circa 80 cm. considerata la luunghezza di 99 del frontale meno le code di rondine e un discreto spazio per inquadrare il disegno; la disegner mi presentò tre proposte, tutte belle, tutte più liberty che deco', troppo difficili da realizzare per quel che ritenevo di saper fare e certamente irrealizzabili con i ferri di cui disponevo agli inizi dell'opera; la designer allora mi semplificò il disegno che mi piaceva di più, trovò ottime ragioni di semplificazione ed equilibrio, in particolare per il segno zodiacale e alla fine mi risolsi per quello che ora si vede intagliato sul frontale;Il disegno alle prime feci la prova su uncompensato di rovere, perché la prima idea era di applicare qualcosa sopra il frontale considerando impossibile incidere su un legno durissimo come il frassino; l'idea però mi lasciò molto perplesso, cambiai idea e mi misi a cercare dei ferri, detti sgorbie, capaci di incidere nele frassino, ferri che non riuscivo a trovare in nessun negozio di ferramenta dei dintorni; in internet trovai tre proposte interessanti: i ferri Staube, i ferri Due ciliegie e infine dei ferri giapponesi a tre strati diversificati per tipo di acciaio; quresti ultimi costavano davvero troppo; tra le due altre marche, dopo svariati confronti sulle diverse conformazioni e misure, scelsi la marca Due ciliegie e sul sito di Schmid ordinai 7 sgorbie e due coltellini da Sgorbieincisione oltre al telo a 10 tasche per poterle tenere insieme; mi arrivarono 2 coltelli piccoli identici, così riempii tutte e dieci le tasche, stesso costo globale; provai questi ferri su un pezzo di frassino residuale, andavano benissimo e qualche giorno dopo provai anche l'unica sgorbia che avevo rintracciato tra quella che usava mio padre di tanto in tanto per puro diletto: andava benissino anche quella, tagliava ancora molto bene, la misura era perfetta: si tratta di una sgorbia fatta da mio padre con il suo fabbro forgiatore di fiducia; allora i falegnami erano usi a farsi i ferri assieme al fabbro, secondo le esigenze delle opere che stavano per intraprendere; le frese che lui utilizzatava sulla toupie della combinata erano tutte di sua progettazione ed erano state forgiate in sua presenza

Esecuzione

Dal file della disegner ho fatto stampare il disegnio su carta da fotografia, consistente e ben lavorabile; ho applicato la foto del disegno sulla parete frontale, tavola in basso dato che sulla tavola più in alto sfruttavo l'estetica delle venature e delle nodosità; ho fissato la foto lunga circa 90 cm. (il disegno vero e proprio è di 80) con dell'adesivo carta, con i coltellini, soprattutto con il più piccolo e perciò più adatto alle curve, ho inciso tutte le linee per riprodurre il disegno sul frassino, ho tolto la fotografia e ripassato a matita tutte le incisioni, che sulle venature lunghe non si vedevano bene; ottenuto il disegno completo, ho cominciato a incidere con le sgorbie tra le linee per ottenere gli incavi che dovevano evidenziare il contrasto tra spazi bianchi e spazi neri del disegno: gli spazi neri erano gli spazi da scavare riproducendo in modo esatto il disegno; difficilissimo riprodurre in modo esatto gli effetti luce così sottili come erano stati disegnati, ma il risultato mi sembrava del tutto accettabile; ho impiegato una settimana per farlo tutto e una volta ultimato ho deciso che era un peccato non continuare a sfruttarlo.Intaglio

Perciò ho deciso per una riproduzione parziale sui fianchi a sbalzo contrario, ossia ciò che era incavato sul frontale, doveva risultare non incavato sui fianchi; fatti i fianchi mi piaceva sfruttarlo anche sull'interno del coperchio e così nuova scomposizione decidendo di incavare il contorno di una parte, infine pensai che non potevo presentare un "predellino" del telaio solo lucidato e perciò anche lì ho scomposto una parte del disegno; sul coperchio, faccia superiore, invece ho riprodotto l'iniziale del nome di mia figlia tra due piccoli elementi del disegno.

Compiuta tutta l'operazione non restava che colorarli.

Ho provato vari mordenti, che hanno tutti base acqua, escludendo le aniline, che hanno base alcool e che perciò sono incompatibili con la gommalacca, che ha anch'essa base alcool: nella lucidatura avrei sciolto il colore, quindi serviva la base acqua; alcuni mordenti mi soddisfavano, ma non del tutto, cercavo un colore sui generis, non ripetibile e perciò sono passato alla combinazione di mordenti;Mordenti in foto si possono vedere i bicchierini di prova e una tavoletta con intagli colorati di prova; dopo un breve consulto familiare mi sono risolto per una certa combinazione, che non rivelerò; con delicatezza e un pennellino sottile ho colorato l'intaglio del frontale e dei fianchi: andava bene, mi piaceva, faceva uno stacco netto, bello e gentile;Mordenti sulla tavoletta a quel punto mi venne da trattare in modo doverso l'intaglio sulla faccia esterna del coperchio e sul predellino del telaio; con una tecnica precedentemente sperimentata per un cofanetto a sua volta sperimentale, che è da risistemare, ho trattato gli intagli di coperchio e telaio a riempimento: ho preparato una pasta a 4 componenti di mia ideazione e l'ho colorata con il mordente residuo; quest'ultimo, per il banale fenomeno fisico dell'evaporazione dell'acqua, si era un po' concentrato e quindi scurito; ho fatto qualche correzione, ma non riuscito a riprodurre esattamente il colore di prima; avrei potuto rifarlo, perché sapevo bene i dosaggi, ma dato che anche quel colore mi piaceva, decisi che gli intagli a riempimento si distinguessero; con passate molto decise Riempimentodi cartavetrata per togliere gli aloni circostanti le linee di riempimento ho completato la prima parte;seconda applicazione, questa definitiva, di pasta, asciugatura e leggero ripasso di carta vetrata, avevo terminato con la colorazioneColorazione dell'Intaglio

Lucidatura

Situazione di partenza: telaio e piedi già collegati tra di loro, cassa a sè stante, senza coperchio e senza telaio, disarmata, intaglio eseguito, colorazione eseguita

Lucidatura decisa: gommalacca

Non avevo mai eseguito questo tipo di lucidatura, ma l'avevo visto fare, ammirato, molte volte da mio padre e vi avevo partecipato come ragazzo di bottega per la sola fase iniziale, mentre la finitura ovviamente toccava esclusivamente all'esperto

Non volevo azzardare, quindi ho utilizzato la schiena della cassa per testare la mia capacità; prima avevo messo a fuoco la tecnica un po' con un libro un po' in internet e alla fine sono giunto ad una rielaborazione che, secondo me, ottimizzava ricordi, pratica giovanile e nuove informazioni

GommalaccaLa gommalacca si presenta in scaglie color ambra, è costituita dalle secrezioni di un insetto thailandese, si applica tramite una soluzione in alcool denaturato a concentrazioni decrescenti con un tampone a 4 componenti

Esecuzione

La superficie va preparata con pietra pomice polverizzata 4 zeri, che si sparge sulla superficie e psandoci sopra per bene con la mano in modo tale che penetri e otturi i pori del legno; lo scopo è ottenere una superficie perfettamente liscia e omogenea sulla quale dare la gommalacca della seconda e terza mano; la prima mano, nella quale si usa gommalacca a concentrazione del 20% o poco meno serve quindi a fissare per bene la pietra pomice polverizata nei pori; personalmente ho utilizzato una concentrazione al 17,5% perché la soluzione mi dava un po' troppo residuo; avrei magari dovuto aspettare che si sciogliesse meglio, ma non avevo moltissima pazienza; ho quindi filtrato la soluzione con una calza passandola in un contenitore abbastanza largo da poter utilizzare poi il tamponeGommalacca al filtro

Tampone Il tampone è costituito da 4 elementi: un nucleo interno di cotone idrofilo, una copertura dello stesso con una pezza di lana non colorata (un pezzo tagliato da una vecchia maglietta della salute va benissimo), Tampone elementiuna coperterura di circa 15 cm. per 15. di cotone popeline, una seconda copertura un po' più abbondante dello stesso cotoneElementi nuovi del Tampone

Costruito il tampone, lo si immerge con le prime tre componenti nella gommalacca, si spreme un po' per eliminare un ventuale eccesso di soluzione, lo si ricopre con l'ultimo componente di contone, si spreme un po' sin che non si vede sull'ultimo componente colorarsi leggermente di un tono ambrata e in modo piuttosto delicato si comincia a passare sulla superficie trattata a pomice con movimenti piuttosto veolci prima circolari e poi a 8; i movimenti devono essere regolari e continui fin tanto che non si percepisce che la soluzione è terminata, non si interrompe mai in unpunto mediano della superficie, ma solo a passata completamente terminata; si riprendere a intingire togliedo il cotone più esterno, lo si controlla per cambiarlo se forato, e si riprende; durante la prima passata, a causa della durezza della pietra pomice, risulta necessario cambiare più e più volte il cotone di contatto, che facilmente si lacera e che a causa dei bordi lacerati può rovinare l'operazione; purtroppo la gommalacca non può essere corretta in qua e in là, specie se per eccessi di applicazione si fanno delle bruciature da alcool, va invece rimossa integralmente e si deve ricominciare da capo; quindi rapidità, delicatezza e forza giusta, continuità, movimenti giusti; non si passa ad esempio a metà superficie da movimenti circolari a movimenti a 8, si terminano i circolari e si riprenede a 8, meglio ancora se si esaurisce il tampone con un tipo di movimento e si ricarica per poi ripartire con un altro; personalmente li ho sempre alternati, dopo aver fatto circa un terzo con soli circolari, per finire comunque con i movimenti a 8; se il Tampone dovesse scorrere con difficoltà o un leggero stridio si metenno poche gocce di paraffina liquida sul cotone di contatto

Gommalacca scioltaTerminata la fase a 17,5% di cncentrazione, sono passato al 9% aggiungendo alcool pari aslla quanti della gommalacca presa dalla prima bottiglia da litro; non servive più la pietra pomice, naturalmente, dovevo però stare molto attendo a non "bruciare" in qualche punto; ad ogni cambio di concentrazione della gommalacca è necessario cambiare il tampone ad evitare l'alterazione della nuova concentrazione; ho cambiato il cotone superficiale una sola volta sull'intera cassa più coperchio: la superficie era davvero bella liscia e le pareti cominciavano a riflettere un po' di luce; l'asciugatura è molto rapida; qualcuno raccomanda di aspettare anche giorni per l'asciugatura, io non ricordo che mio padre aspettasse giorni, per altro l'alcool evapora molto facilemente, quindi ho aspettato una giornata, poi sono passato alla terza, concentrazione al 4%, tanto alcool e poca gommalacca, in ogni caso non volevo scurire troppo le venature del frassino, ho atteso una giornata, poi, sempre sulla schiena di test, ho provato un tampone ad alcool puro: ho visto che non facevo danni e perciò ho dato una veloce passata a tutte le pareti con l'acool puro allo scopo di migliorare la brillantezza, ma attento a non brillantare tanto, per scelta

Infine toccava al predellino del telaio e ai piedi: data l'esiguità delle superfici, alla fine di ogni passata su cassa e coperchio , ho utilizzato prima il pennello, poi il tampone, poi sancora il pennello; non importa essere un purista, importa il risultato e su piedi di quelle dimensioni utilizzare solo il tampone era molto limitante, perciò ho utilizzato la tecnica mista

L'ambra della gommalacca ha ovviamente dato nuova tonalità ai colori degli intagli, tonalità rimasta comunque gradevole, mentre la gommalacca asciutta ha costituito una bella e buonissima protezione sulla pasta di riempimento, già di per sè molto dura e solida ad ascigatura avvenuta

Prima dell'assemblaggioA lucidatura ultimata non restava quindi che collegare gli elementi cassa e telaio-piedinel modo prima descritto, ricollegare il coperchio, riarmare la cassa e l'opera era terminata, quasi: mancavano ancora le due strisce di ammartizzatori laterali contro il coperchio, che ho applicato in via provvisoria, poi sarà la destinataria a decidere i colori e le modalità che più le piaceranno

Trattamento del legno:

Due mani di impregnante antitarlo, due mani di impregnante alla cera sulle facce interne e sul sottofondo, gommalacca sulle facce esterne visibili, gommalacca per test sulla schiena; il trattamento a gommalacca è stato preceduto dalla stesura di pietra pomice in polvere 4 zeri strofinata con il palmo della mano, pagliettatura sulla pomice con paglietta 4 zeri, rifinitura a cartavetrata molto fine perché la paglietta lascia comunque un po' di sporco antracite; tutte le giunzioni,tra tavole, tra pareti, tra telaio e piedi e tra elementi dei piedi sono fatte a legno e colla, l'oggetto cassapanca in sè non ha una sola vite, mentre sono stati collegati con viti metalliche gli elementi metallici applicati alla cassapanca

Sequenza temporale

Scelta del legno dal grossita del legname, taglio mediano, piallatura a spessore, scelta e assemblaggio delle tavole per parete di progetto, rifilatura dei bordi, spinettatura, incollaggio e serraggio, giunzioni a coda di rondine, collegamento delle pareti con colla e serraggio a morsetti, costruzione di coperchio, telaio e piedi, riproduzione del disegno sul frontale, incisione e intaglio, ripetuti in parte sugli altri elementi decorati per dissociazione parziali del disegno, prove dei mordenti, colorazione degli intagli, riempimento di parti dei disegni con pasta a 4 elementi, stesura di impregnanti, lucidatura a gommalacca, assemblaggio della cassapanca in tutte le sue parti, armatura con gli elementi metallici, applicazione di due battenti in stoffa sui bordi superiori anteriori dei fianchi allo scopo di assorbire i rumori di chiusura del coperchioCassapanca finita

Misure e peso

cmq. legno a manufatto finito: 68.948 = mq. 0.068948

peso kg. 44,22

litri 68,948

spreco del legno utilizzato, comprendente, teste residue di tavole, tavolette di riduzione, legno di rimozione delle code di rondine, trucioli di piallatura, rimozioni per giunzioni, fori, intagli e levigature circa 30%

elementi metallici impiegati: 2 cerniere, 1 fermo centrale a 2 elementi, braccetto di ritenzione, viti impiegate permanenti 21, di cui cinque con testa a croce per il braccetto, 16 ottonate con testa a taglio per gli altri elementi

La cassapanca è stata spostata con una piattaforma mobile appositamente costruita, dotata di 4 ruote, due delle quali con fermo ruota

Tutte le manovre di movimentazione sopra e fuori la piattaforma sono state compiute dal costruttore.{jcomments on}