Seconda puntata di una attività appassionante: la lavorazione del legno con tecniche solo manuali, stilenovecento, dedicata alla costruzione,intarsio e lucidatura di un cofanetto portagioe

A dicembre 2014 avevo costruito un prototipo; lo spunto era venuto da una magnifica valigetta costruita da mio padre verso la fine degli anni '30, di certo prima che andasse a militare e poi in guerra arruolato nel genio, quindi potrebbe averla costruita nel '38, a circa 18 anni; la valigetta, molto ben fatta, non benissimo conservata, mi stimolava da tempo, l'ho studiata e ristudiata per comprendere tecniche e soluzioni adottate; i bordi superiori e inferiori sono corniciati di un legno chiaro, difficile da decifrare,mentre le giunzioni verticali delle paretine sono mascherate da da listellini anch'essi diversi dal noce, fissati con dei piccoli chiodi

Non ho l'abilità per fare anch'io i listelli di cornice a mano, non ho sponderuole adatte e non le so ancora usare bene, quindi ho deciso di rinunciare a quella soluzione e di applicarmi invece sugli angolarini, cercando però di migliorarli, perché quei piccoli chiodi, a gusto mio, era meglio evitarli.

Decisi allora di fare un cofanetto portagioie un po' grande, con un disegno a intaglio poi lavorato con pasta di segatura, stucco e colla

Nel primo acquisto di legname avevo comprato un paio di piccole tavole di Ciliegio americano Top gum; Giada Giacomazzo mi aveva preparato un disegno geometrico a rombi e triangoli contrapposti, separati sulla metà da una stilizzazione del segno del saggitario

Per brevità non feci neanche gli angolarini, sagomai gli appoggi inferiori a mo' di piedini direttamente dalle pareti, giunzioni in sormonta con spine cilindriche, la R incisa sul coperchio, stondo a mano con raspa, lima e carta vetrata, lucidatura a cera, pasta come ho detto a riempire i rombi, i triangoli e il segno zodiacale intagliati con sgorbie troppo leggere; ne uscì qualcosa che somigliava a una valigetta, perché troppo grande, i lati dei rombi e dei triangoli incerti, la pasta andava bene, non però quella sul segno zodiacale, dove avevo usato un po' troppa colla ottenendo un tono troppo scuro; insomma un prototipo utile per sperimentare, un cofanetto in realtà da rifare con robuste correzioni

Terminata e consegnata la cassapanca in frassino che ho dedicato a mia figlia, mi sono quindi messo a lavorare sul cofanetto ripartendo da zero e riutilizzando parte della semivaligetta che avevo prodotto

Dimensioni decisamente ridotte, cassa in ciliegio americano, capacità utile cm. 25,5 x 15 x 6,6, spessori di mm. 21, angolarini in frassino per staccare, intaglio eseguito con sgorbie migliori, marca Due ciliegie, ben riuscito, niente pasta ma intarsio a vena e controvena con trucioli di frassino, piedini triangolari per dare slancio alla scatola, lucidatura a gommalacca: questo il progetto

No avendo legno a sufficienza per farlo tutto nuovo, dato che una parte di una tavola era un po' invirgolata, ho riutilizzato una parte del prototipo; ho fatto nuovi frontalino,schiena e un fianco, ho ridotto il fondo, un fianco e il coperchio preesistenti e tagliato nuovi i piedini

Il legno di stacco era quindi il frassino, di cui avevo e ho ancora una buona metratura in casa, frassino di cui comunque mi serviva una cubatura minima

Portati a misura i componenti della "scatola" con i soliti adattamenti manuali a raspa, lima e cartavetrata, dovevo unirli; prima di unirli però ho ricavato le nicchie per gli angolarini di stacco: per ogni angolo delle 4 giunzioni verticali dovevo creare, lato per lato,le nicchie di inserimento di listellini di frassino a venatura verticale, in tutto 8 nicchie, 2 per lato;Nicchia per angolarinocon il segaccino bakuma ho quindi tagliato le nicchie di inserimento; può sembrare semplice, ma a ben guardare, le nicchie non possono essere uguali: se si nominano nicchie base quelle del frontalino e della schiena e gli angolarini non si spizzano, allora la nicchia laterale dovrà venire della stessa misura cui andrà sottratta la misura risultante come differenza tra filo dell'anolare primario e filo esterno del fianco; in questo modo il listello del fianco viene contenuto entro il listello delle nicchie di frontalino e schiena e con essi forma un angolo retto; il listello principale mostrerà la testa di fianco, la testa verrà risolta tramite stondo verso il fianco e in questo modo la giunzione, a lavoro finito, scompare

Copriangolari in frassinoi listellini angolari con la bakuma lungovena entro le spessore di pezzi piccoli di frassino, i primari hanno uno spesso di 5 mm.: un po' difficile ma fattibile perché il frassino è un legno molto compatto, oltre che duro, quindi, pur a mano, si riesce ad andare abbastanza diritti; ho rifinito provvisoriamente con raspa e lima

Giunzioni: eseguite con spinette circolari da 6 mm. collegando tra le due parti di nicchia le giunzioni d'angolo, spinette longitudinali in ramin invece per le giunzioni dei bordi orizzontali con le paretine ortogonali, i lati della scatola; per farlo avevo eseguito delle incisioni a scalpello e sgorbia profonde 10 mm. ciascuna sulle parti da collegare lunghe intorno ai 6 cm.; qui serve molta precisione altrimenti si creano dei dislivelli che deformano tutta la scatola compromettendone angoli a 90°, traguardi tra paretine e bolla di equilibrio, che a sua volta avrebbe reso zoppicante il cofanetto

Incollaggio e serraggio della scatolaCmpiuti i collegamenti della scatola, dovevo collegare i listelli angolari: non volevo usare chiodini, che ritenevano piuttosto brutti da vedere; con pazienza allora ho impiantato un paio di "bottoni" in legno per ciascuna nicchia costituti da microspienette circolari ridotte a mano allo scopo di non rompere i piccoli listelli, quindi ho praticato due fori per nicchia e impiantato i "bottoni" in legno; successivamente ho preso dagli stessi la misura per riprodurre i fori sui listelli ai livelli giusti per andare a filo superiore e inferiore e con movimenti molto blandi del trapano ho parzialmente forato, nella parte interna, i listellini; infine ho dato la colla a bottoni e fori, ho applicato i listellini, chiuso con morsetti piccoli e ottenuto degli angolari grezzi, da rifinire, ma ben visibili e, a parer mio, gradevoli: non volevo un cofanetto monotono; dopo una giornata di fermo perché la colla prendesse bene, ho provveduto allo smusso di ogni angolare, raspa, lima e carta vetrata, ho regolato le altezze, stuccato i difetti con stucco a catalizzatore, polvere di segatura e un po' di colla, di nuovo levigato e sono passato alla fase successiva

Mancava il coperchio; come detto, ho utilizzato il precedente, dove avevo già inciso una bella R (a me almeno piaceva),intagliata a sgorbia e poi riempita di pasta di polvere di levigatura e stucco, l'ho tagliato della nuova misura, ho Rilavorazione del coperchio con dima di stondorifatto lo stondo utilizzando la dima di compensato che avevo conservato dalla lavorazione del prototipo; per verificare lostondo basta passarla e ripassarla via via che si procede finché viene riempita giusta dallo stondo del coperchio; soliti attrezzi, solita maniera a mano, ho applicato due piccole cerniere in ottone e ho intagliato la nicchia per la serratura; considerata la misura della piccola chiave e dello spessore del legno, ero obbligato a inserire di parecchio la serratura nello spessore, altrimenti la chiave non sarebbe arrivata al meccanismo di chiusura; di conseguenza rimaneva un vuoto sulla parete interna, che ho riempito con una piccola toppa in ciliegio per portarmi a raso parete; montata la serratura, ne ho cosparso di stucco la parte superiore, ho abbassato il coperchio, preso l'impronta per l'incontro, montato quindi l'incontro sulla parte superiore interna del coperchio: ha funzionato subito; tuttavia non mi piacevano le cerniere, che avevo tra l'altro fissato con delle puntine-chiodo; le ho sostituite con altre due un po' più belle e robuste,fissate con viti: una pena montarle, le viti piccole con testa a taglio si rompono facilmente, si infilano storte, una si è anche rotta, così che ho dovuto spostare leggermente il foro; dopo un lungo esercizio di pazienza e dolorose rinunce alle imprecazioni che inesorabilmente salivano, ce l'ho fatta e di conseguenza decisi che non avrei smontato le cerniere per esiguire successive operazioni; chiusi quindi il cofanetto a chiave dopo aver aver eseguito il foro esterno per la toppa (mi ero fatto la sagoma a cartoncino della serratura) e proseguii il lavoro sul cofanetto montato in ogni sua parte, piedini esclusi

Durante le prove di funzionalità del coperchio e relativa chiusura facilmente il cofanetto si ribaltava verso la schiena trainato dal peso del coperchio: era necessario correggere il baricentro e perciò dare al coperchio aperto un'angolazione utile rispetto al piano orizzontale della scatola e rispetto al baricentro; ho cercato dei braccetti di ritenzione di misura idonea alle dimensioni dell'oggetto, senza fortuna; ho perciò inserito nella parte interna del coperchio e dei fianchi due spinette cilindriche forate e un po' sporgenti e le ho collegate con uno spago, che poi avrei sostituito con un cordoncino rosso: funzionava; bisognava però trovare una soluzione anche per il movimento contrario perché il coperchio sarebbe potuto cadere, quindi dovevo applicare dei fermi che impedissero al coperchio di colpire la mano cadendo in avanti

Pensai allora di applicare due piccoli fermi , anche questi in frassino, tagliati a rombi a richiamare il motivo esterno e rotanti su due assi circolari da infilare nella parete interna della schiena; gli assi sono costituiti da due spine troncoconiche inserite dalla parte più stretta così che i due rombi rotanti non possano uscire dagli assi, che, all'apice della sporgenza hanno un diametro maggiore del diametro del foro dei rombi; questii, ruotati con la punta in su, impediscono al coperchio di chiudersi sulle mani dell'utilizzatrice e anzi di rimanere a debita distanza; mi è sembrato ancora poco e ho quindi tagliato una piccola stecca arrotondata, anch'essa in frassino e trococonica, da appoggiare tra fondo e coperchio ed ottenere così un'apertura di comfort a mezz'altezza: un po' di sicurezza mi sembrava d'obbligo per un uso che fosse al contempo confortevole

Disegnao per l'intaglioL'operazione successiva sarebbe stata l'intaglio; memore della non bella riuscita del precedente e desideroso di provare una nuova soluzione, più bella e, per me più impegnativa e stimolante, decisi per l'intarsio; si trattava quindi di intagliare il disegno fornitomi da Giada Giacomazzo con le nuove sgorbie per poi lavorarlo con intarsio in frassino, a richiamare l'essenza usata per gli angolari; ecco, pensando all'intarsio, mi emerse il ricordo di una modalità che mi entusiasmava provare a realizzare: farò un intarsio in frassino a vena e controvena, i rombi a vena verticale, i triangoli contrapposti a vena orizzontale per creare un gioco e un ritmo geometrico all'interno del disegno geometerico: non potevano esserci né confusione né casualità all'interno delle geometria del disegno e al contempo il gioco di linee avrebbe un po' scaricato la severità o forse anche la monotonia del susseguirsi delle linee; l'idea mi sembrava bella, l'esecuzione si rivelerà un sentiero irto di difficoltà, accidenti e incidentiIntarsio al grezzo

Le difficoltà di questo intarsio sorsero a causa dell'impossibilità di procurarmi del piallaccio, che solitamente ha uno spessore di 0,6 mm., una specie di cartoncino di essenza lignea, ben trattabile, facile da tagliare e relativamente facile da incollare, preferibilmente con colla a caldo; il mio fornitore di legname non lo tratta, altri fornitori, che hanno dei bellissimi piallacci, non vendono meno di una bobina e in genere non vendono a un privato hobbista; da accertare una ditta nel veronese, che però non dà dettaglio dei prezzi nel suo sito

L'uso del piallaccio su intaglio consente di fare uno scavo minimo o, volendo, anche di non farlo e lavorare su un sottile rilievo; non disponevo di questa opportunità, quindi provai a tagliare delle lamine di frassino molto sottile: molto complicato, risultati scadenti, pezzi difficilmente levigabili, ma avevo qualche ritaglio consrvato dalla precedente lavorazione della cassapanca; provai a tagliarli con un paio di forbici da giardiniere: se ne rompevano 4 su 5,ma qualcosa riuscii ad applicare; poi, a corto di materiale, pensai di rcorrere ai riccioli di piallatura, che avevo conservato; mi sono dato per metodo di non buttare niente: i riccioli possono servire per riempire fessure un po' grandi, la segatura e la polvere di levigatura vanno invece molto bene per stuccare e prciò conservo in barattoli e contenitori di vario genere questi scarti, che scarti in realtà non sono, perché vengono davvero buoni

Ho messo quindi mano ai riccioli di piallatura di frassino, ho rovistato con cura e ho scelto, per ogni intaglio, i riccioli che mi sembravano adatti a taglio, venatura e incollaggio; anche questi si spezzavano frequntemente, ma il materiale almeno era abbondante e non bisognava segarlo; i pezzi non venivano però precisi: poco male, bastava stare abbondanti, incollare e poi rifinire una volta incollati

Il segno zodiacale del sagittario, la figura al centro rappresenta un arco e una sagitta, si rivelò molto difficile proprio perché i riccioli si spezzavano regolarmente e per la dimensione dei pezzi e per la curvatura; le due stelle le avrò rifatte almeno dieci volte; alla fine mi risolsi di fare un incollaggio molto abbondante e piuttosto diritto per poi tagliare direttamente in sede il frassino secondi disegno

La sequenza non mi pareva male, ma mancava lo stacco che desideravo; allora i segni distali divennero a loro volta degli intagli,piccoli solchi che colorai con una combinazione di mordenti ad acqua un po' più scura di quella utilizzata per cassapanca; ho eseguito l'operazione via via che rifilavo rombi e triangoli con la falsa squadra; soluzione soddisfacente, anzi buona dato che alla fine allungai le linee fino ad incrociare gli angolarini; passato il mordente e rifilati gli elementi geometrici ritenni accettabile il risultato; mancavano arco e sagitta, mi rimisi per l'ennesima volta con molta pazienza e sì, ci sarebbe veramente voluto il piallaccio da 0,6 mm., perché ad ogni rifinutura di dettaglio saltava ora qua ora là una briciola di ricciolo; ad un certo punto, constatata l'impossibilità tecnica a causa di materiale inappropriato, accettai il risultato, beneficiando quasi subito di un grande senso di sollievo: potevo passare finalmente ai piedini,ai quali sarebbero seguite le incisioni di dedica e escuzione e la fascinosa lucidatura a gommalaccaLucidatura a tampone con gommalacca

La prima idea per i piedini era di ripetere i rombi, da fissare con uno stratagemma consistente in una spinetta rettangolare infilata sul retropiede, sporgente di circa 2 cm. da infilare poi tra fondale e frontalino + schiena; alla prova ho constatato che, almeno con le mie dita, non sarei riuscito a lavorare a rombo piedini piccoli al punto da essere ben proporzionati alla scatola, alti perciò al massimo 2,5 cm.; ripiegai quindi sui triangoli e considerai più volte la possibilità di attaccarli al cofanetto con il vertice anziché con la base; la cosa era tecnicamente possibile, ma mi sembrò un po' troppo audace, non so se la destinataria l'avrebbe accettata, non me la sentii, ma qualcosa di non convenzionale dovevo fare; decisi allora che che l'applicazione sarebbe stata asimmetrica tra fianchi e frontalino, che non avrei messo nulla sotto la schiena, che sui fianchi avrei rivolto la faccia verso l'esterno e perciò su un piano ortogonale a quello dei piedini del frontalino tenendo per tutti la stessa distanza dai listelli degli angolarini; data la diversità di lunghezza tra frontalin e fianco, ne sarebbe risultato un trapezio isoscele

In questo modo il cofanetto, osservato di fianco e di sguincio sarebbe apparso come sospeso, quasi potesse cadere o non si capisse di primo acchito come potesse stare in piedi; la loro disposizione di fatto è appunto a trapezio isoscele, angoli base moderatamente acuti (non li ho misurati), quindi sta serenamente in piedi pur dando tuttavia una nota di sospensione nel vuoto all'osservazione di prima battuta

Stabilita la disposizione non restava che inserirli con una spinetta quadrangolare in ramin in modo da dare una maggior tenuta rispetto alle spinette circolari; i piedini, in frassino, sono stati incollati senza ricorrere a morsetti al fine di evitare pericoli di rottura, anche se il frassino è molto duro; anche farli e portarli a bolla è stata dura; a questo proposito ho proceduto a farne e incollarne tre per poi adattare il quarto dato che avevo un leggerissimo fuori bolla, incerto peraltro data l'irregolarità a tratti del pavimento del garage in cui mi diletto, irregolarità che si trasferisce al banco di lavoro; portato in ambiente abitato su tavolo e pavimento regolari il cofanetto è risultato perfettamente a bolla

Ennesima levigatura, leggera, per togliere gli ultimi difetti, stuccatura dell'interno, altra levigature, sono poi passato all'incisione della dedica e alla breve dicitura di C.I.L., costruzione, intarsio, lucidatura con sole tecniche manuali ad opera di...

Penultima fase il trattamento con larvicida per scongiurare che tanta fatica venisse divorata dai tarli

Ultima fase la lucidatura a gommalacca, procedimento, processo e procedura come descritto nel precedente articolo sulla cassapanca; ho solo usato un tampone un po' più piccolo, date le dimensioni del cofanetto, e al cotone, nelle prime due passate, ho sostituito il lino, più resistente ed efficace soprattutto nella prima passata, che segue la pomiciatura con pomice in polvere 4 zeri; avevo constatato che il cotone popeline si consumava e lacerava rapidamente, con il lino invece si perde molto meno stoffa e molto meno tempo nel cambiarla

Diversamente dal frassino, il ciliegio americano assorbiva molto, quindi ho dato parecchie passate, prima con gommalacca al 18%, poi al 9%, infine al 2,5% per brillantare; l'effetto di brillantatura però stentava a venire perché il legno tirava davvero molto; ho quindi lasciato e dopo una ventina di giorni ho ridato gommalacca al 9%, finito poi con quella al 2,5% e finalmente ho ottenuto la brillantatura desiderata, specie sul coperchio; non sono per una finitura particolarmente brillantata, ma la brillantatura ci deve essere e deve dare un effetto di specchio vagamente riflettenteCofanetto lucidato a gommalacca

Tra la penultima e l'ultima fase ho inserito una lavorazione per me del tutto improvvisata e impropria, che però desideravo per nobilitare al meglio il cofanetto: ho foderato il cofanetto di velluto rosso, fino ai bordi superiori, ho creato un fondo imbottito su un pianetto di compensato sul quale ho inserito 9 "perle" comprate in una merceria dopo aver forato commpensato e velluto: 2,5 ore di lavoro per questo vezzo perché forare un fondo imbottito e riuscire a passare con il cordoncino necessario a legare le perle si dimostrò particolarmente difficile: sono riuscito a passare con un chiodo sottile al quale attaccavo il cordonicino con dell'adesivo carta, che il più delle volte non passava e si accortocciava; ci vogliono pazienza e determinazione, poi ci si riesce e si tira un bel sospiro di sollievo e soddisfazione; l'effetto pensato e infine ottenuto era effettivamente bello e nobilitava molto il cofanetto; ho attaccato il tessuto in velluto con colla vinilica e per migliorare la visione dei bordi, quelli esterni in particolare, ho passato sugli spigoli un cordoncino rosso,da merceria anche questo, con l'effetto di creare uno stacco vivace tra coperchio e cassaCofanetto rivestito

Alla fine la tribolatissima esperienza aveva dato un risultato che mi sembrava dignitoso, piuttosto rispondente al progetto, con la soddisfazione di aver fatto tutto a mano, compreso l'intarsio geometrico e avenature contrapposte, secondo canoni stilenovecento

Alla prossimaCofanetto di sguincio