Bilanca stadera ad asta graduataPrendo spunto dalle foto di bilance e metri che trovate nella categoria Miscellanea.

Le bilance ,al centro di una delle foto nella categoria Miscellanea,sono oramai oggetto di antiquariato e difficilmente troverebbero commercianti disposti ad utilizzarle perché oramai cadute in disuso, sostituite da bilance più facili da usare e, da qualche decennio, in particolare da bilance digitali.

Si tratta di stadere dotate di asta a tacche e piatto, ma ne esistevano anche di provviste di sole catene con gancio.

Bilance stadere a piatto nuoveFino a tutti gli anni sessanta erano diffusissime nelle campagne e, tra gli ambulanti, se ne vedevano ancora negli anni ottanta.

Erano costituite da un'asta graduta lungo la quale scorreva un peso costante; all' asta erano agganciate tre catene che a loro volta agganciavano un piatto concavo o bordato di posa della massa da misurare; ne esistevano, come abbiamo detto, anche senza piatto, con soli ganci alla parte terminale delle catene, ganci che venivano utilizzati per appendervi più che altro pollame da pesare, solitamente vivo, ben legato, spesso due o tre capi assieme

Quasi all'estremità destra della bilancia, subito prima della parte sagomata larga a piccola luna, era applicato il gancio del punto di fulcro appena sotto il quale si aggianciavano le catene di tiro e conseguentemente piatto o ganci di presa e che era dotata di apposito anello per essere presa dall'utilizzatore

La massa/peso appesa in tiro dal punto di fulcro squilibrava l'asta, la quale si alzava bruscamente all'estremità sinistra per venire messa in equilibrio, ossia in posizione parallela al suolo o, se si vuole, a 90 gradi rispetto all'asse del punto fulcro perpendicolare al suolo, dal peso in scorrimento verso sinistra lungo l'asta: se l'asta rimaneva un po' in alto allora la pesata era favorevole al compratore, se invece l'asta piegava un po' in basso allora la pesata era favorevole al venditore

Bisognava quindi essere molto abili e lesti nell'uso della bilancia, da entrambe le parti, perché ciascuna cercava un qualche vantaggio nel peso; c'erano venditori rapidissimi nella misura e bravissimi a far credere al cliente, specie alla cliente perché meno alfabetizzata e anche meno minacciosa del maschio, di aver compiuto una pesata a lui favorevole con un movimento ingannevole successivo alla pesata vera, con la quale il venditore calcolava il prezzo tramite il calcolo mentale, nel quale era allenatissimo sia per scuola (poca ma centrata) che per tanta pratica

C'erano però anche clienti molto occhiuti e attenti, egualmente allenati nel calcolo mentale e nell'osservazione del peso, specie nei casi , frequenti, in cui il cliente era a sua volta venditore di altre merci e quindi bravo ad usare le bilance ad asta.

Bene, fatta questa descrizione, tecnica ma certamente non precisa e dettagliata quanto vorrebbe uno strumento come questo, basato esclusivamente su principi della fisica sperimentale, vediamo il contesto

Mi viene subito in mente che, stando ai racconti di mia madre, a casa dei miei nonni materni, e non certo solo da loro, si usava pesare i bambini appena nati sul bajanson ossia sulla bilancia stadera più grande che c'era in casa; le misure erano tre: la piccola, la media e il grande, che prendeva, data la stazza, la desinenza maschile, secondo la più genuina tradizione per cui la forza era attribuita esclusivamente al genere maschile

Nascevano tutti piuttosto grossi i figli a mia nonna, che pure era una donna minuta,nata agli albori del '900, ma uno in particolare aveva messo in equilibrio l'asta della stadera alla tacca dei 6,5 Kg.: avevano dovuto usare la bilancia con il piatto più grande per farcelo stare; i parti, come si sa, fino alla metà degli anni sessanta non erano questione medico-ospedaliera, avvenivano in casa, con il supporto della grande professionalità e abilità della levatrice, chiamata comare perché, facendo nascere i bambini di tutto il paese, era comare di tutte le coppie, la quale comare si avvaleva dell'aiuto di donne del vicinato esperte e debitamente da lei guidate;la comare era un'istituzione comunale e un'autorità riconosciuta in paese, provvista del mezzo più veloce, che le era dato in dotazione: una robusta bicicletta con cesta posteriore per gli strumenti del mestiere; alla comare spettava certificare l'avvenuta nascita in tale data e alla tale ora: qualche volta l'ora era posticipata, perché magari la comare la guardava a lavoro finito, sicché qualche bambino nato un po' prima della mezzanotte si trovava posticipata di un giorno la propria data di nascita; nel caso della comare poi era il marito a mutuare l'appellativo diventando il comaro; dunque, tra parto e certificazione di mezzo troviamo la nostra stadera e un familiare o una donna del vicinato abili nel pesare: in questi casi bisognava essere precisi, c'erano gli occhi delle donne addosso e nella gara di chi l'aveva fatto più grosso non era il caso di barare.

Gli usi domestici della stadera erano disparati, quasi sempre per l'esercizio del piccolo commercio a domicilio, molto spesso per il pollame, ma poteva essere qualsiasi altra merce che la famiglia poteva o voleva vendere per raggranellare qualche soldo o per baratto; era d'uso ad esempio vendere frutta di propria produzione, com'era uso molto diffuso vendere vino, non con la bilancia ma con le misure dei liquidi, che andavano dal quarto, al mezzo litro e al litro intero, ben determinati con una Misure di capacità in vetro: un quarto, mezzo litro, un litrotacca evidente, imposta per legge, sul vetro; chi voleva vendere vino esponeva una frasca sul varco di ingresso alla proprietà e con ciò faceva bettola ossia vendeva vino a quartini o più ad avventori occasionali oppure del vicinato; analogamente la famiglia poteva vendere liberamente latte, con gli stessi strumenti di misura del vino, o salami, soppresse, pancette e lardi oppure ancora granaglie, ma per queste in genere si usava un'altra misura, la quarta, la quale non aveva equivalenti nei mesi, era una una misura a contenitore come si trattase di liquidi e spesso era impiegata in baratti o prestiti

La stadera quindi era un normale strumento in dotazione a molte famiglie minimamente industriose nei locali della canitina, detta càneva, dei granai o in prossimità dei pollai.

Sin qui in modo molto succinto gli usi domestici della stadera.

Metro per tessuti:asta di legno graduata a sezione quadrataBen più largo l'uso nei mercati, assieme ad altri strumenti di misura, come il metro ad asta di legno a quattro facce da tessuti, il metro da sarto, il metro di legno a stecche da 20 cm. da falegname, il cordino per misure lunghe o a piombo, la bilancia basculante, detta basacuna, che,tradotto, significa culla bassa, dato che questa bilancia basculante sembrava quasi cullare le masse piuttosto grandi che le si ponevano sul piano.Mtero da sarto in fettuccia

Vale la pena soffermarsi qualche riga sulla bilancia basculante, perché era molto diffusa e si poteva considerare un mezzo per la produzione agricola: tutte le proprietà che davano terra da coltivare con il 30% o che davano la cosiddetta meanda (vedere l'articolo che parla della falce da frumento) ne avevano una e con la bilancia a piatto basculante pesavano il raccolto, facevano quindi la ripartizione tra proprietario e contadino che aveva coltivato i campi, ma misuravano anche e controllavano il peso di merci acquistate come le sementi e i concimi; questa bilancia era quindi uno strumento indispensabile della produzione agricola.

L'altra istituzione deputata ad usarla in modo sistematico era il mulino, dove il mugnaio trattava la fase preparatoria delle granaglie per uso alimentare della famiglia,dagli umani agli animali.

Stadera a base basculante da mulino
Stadera a base basculante da mulino

Il mugnaio, detto muinàro, italiano molinaro (da cui i cognomi veneti molinaro e molinari) era figura di prestigio in paese: da lui passava molto dell'alimentazione dei compaesani, prima di tutto la farina da polenta e la semola, ma anche la farina fiore e altre farine; si andava con regolarità al mulino a farsi macinare soprattutto il granoturco,mettendosi in silenziosa attesa: era un momento delicato, tutti dovevano stare molto attenti alla pesata di entrata e alla pesata di uscita, che avevano tra loro un rapporto ben preciso e quindi alla remunerazione del mugnaio, che poteva concretizzarsi anche nel lasciargli a pagamento la semola ricavata; quando il mugnaio veniva alla bilancia basculante a pesare il sacco o mezzo sacco c'era silenzio intorno, in segno di rispetto e di disponibilità a non creare disturbo; il mugnaio pesava muovendo il peso a scorrimento lungo l'asta, se il sacco era grande poteva decidere di ulizzare il marco a contrappeso in modo da non uscire dalla porata dell'asta, lasciava dondolare per diversi secondi la stessa, cercava l'assenso del cliente e appena il puntatore fisso della bilancia e il puntatore mobile dell'asta si allineavano con rapidissima manovra girava la manovella di blocco dell'asta e dichiarava a voce alta il peso: questa era una pesata regolare, davanti a testimoni, fossero insorti dubbi successivi il peso dichiarato e i testimoni presenti avrebbero fatto fede.

Ce ne sono ancora parecchie in giro, sono bilance di lunghissima durata, interessante ad esempio osservare il sistema di ganci e aste sottostanti il piatto, ovvero il meccanismo di determinazione del peso, una vera meraviglia della meccanica e dell'ingegno umano; ne esiste una variante molto piccola, impiegata per pesare in casa, lattanti compresi, di cui si misura il pasto effettivo e la crescita settimanale, ma anche nelle attività produttive e commerciali, per esempio per pesare i pacchetti postali.

Altra bilancia molto in voga, non tanto nelle botteghe degli alimentaristi quanto piuttosto dai drogheri, nelle farmacie, nei negozzi di frutta e dolciumi, erano le bilance a due piatti con contrappesi di varie misure, fino al grammo, per pesature di quantità piccole e di precisione; avevano un oblò anteriore a vista cliente per fargli controllare che i puntatori dei due piattiBilancia a due piatti fossero allineati a fine pesatura; su un piatto andava la merce, sull'altro i contrappesi, i conti ovviamente erano a mente e bisognava essere abili a controllare anche quelli perché sul conto cartaceo in genere il negoziante non scriveva né merce né pesi, ma solo le cifre, quindi il controllo da parte del compratore doveva essere fatto sul momento.

Per chiudere sulla bilancia basculante occorre ricordare la bilancia di pubblico servizio, detta pésa, che si trovava nella piazza di molti paesi, antistante un'osteria incaricata della gestione, che magari aveva anche la cabina del telefono interna, o un'istituzione come il Consorzio.

Pesa pubblica a BovolentaLa pésa pubblica aveva un'enorme importanza per i produttori agricoli soprattutto perché tramite questa enorme bilancia basculante potevano pesare le tare dei carretti e dei carri agricoli e di conseguenza, una volta caricati, le merci che che commercializzavano, dal fieno alla paglia, alle barbabietole, alla legna e altro ancora.

Questa bilancia era costruita in questo modo: il meccanismo di pesatura era collocato in locale interrato, il piano di pesatura, costituito da una lastra ferrosa grande un po' più di un carro agricolo, ma a volte anche un doppio carro,si trovava esattamente a piano campagna, ossia a pelo del piano della piazza, il complesso delle parti di manovra per riscontrare il peso, asta, puntatori, pesi e contrappesi di puntamento, erano invece collocate in una piccola cabina in muratura o all'ingresso dei locali del consorzio; da qui l'operatore, che ricopriva incarico amministrativo pubblico,compiva le manovre richieste ed emetteva un talloncino di pesatura: dall'esattezza di questa pesatura dipendevano, oltre che dai prezzi, i ricavi delle derrate vendute.

Mi è ancora molto chiaro il ricordo dei carretti con i cassoni inclinati alla testa e alla coda ad aumentarne la capacità di carico, trainati dagli asini, con il loro carico di barbabietole, che andavano alla pesatura, per poi dirigersi allo Zuccherificio di Pontelongo dove, in file ancora più lunghe si disponevano in attesa di venire ricevuti dallo zuccherificio; i contadini carrettieri spesso passavano anche la notte in questa attesa e, una volta entrati nel perimetro di quell'enorme fabbrica costruita da tecnici belgi all'inizio del novecento, compivano la pesatura di ingresso, rispetto alla quale avevano il confronto con la pesatura fatta in paese.Quadro comandi sel service Pesa pubblica a Bovolenta

In quello zuccherificio ho fatto tre stagioni da fattorino: dovevo usare la bicicletta per spostarmi tra i vari agglomerati della fabbrica, che era costruita come un paese: disponeva di uno spaccio, di un locale per pranzare, dotato di una grande cucina da fabbrica, grandi stufe, grandi tubi dell'acqua con grandi rubinetti: era tutto molto grande, almeno per un pivello ventenne come me che non aveva mai messo piede in una fabbrica; ma quella era una fabbrica speciale, con spazi enormi, un'apposito canale interno per il lavaggio delle barbietole, presse di lavorazione mostruosamente grandi, caldissime, fumanti, sei operai per pressa, grandi magazzini di stoccaggio dello zucchero sorvegliati dalla Guardia di Finanzia, che aveva un ufficio interno e che applicava un talloncino timbrato ad ogni sacco (io tutti i pomeriggi timbravo talloncini di cartone a strappo proprio per loro), locali di direzione anch'essi grandissimi, dove Direttore e Ragioniere capo ersano temutissimi e venivano serviti con un rigoroso ritusale prestabilito ( a questo mi dedicavo la mattina); appena fuori del perimetro della fabbrica la lunga fila delle case costruite e assegnate ai tecnici e parte degli operai della fabbrica: un paese nel paese.

Siamo partiti dalla stadera, ma il nostro tema sono le misure e i loro strumenti; sono intenzionali le deviazioni, così posso divagare e cercare di mettere insieme esperienze strettamente correlate tra loro, che possono dare un'idea d'assieme di stili di vita che vorrei sforzarmi di non frammentare, di tenere insieme perché con essi riesco a ri-vedere le persone, i protagonisti di questi stili e in questo modo, il meno frammentato possibile, vorrei trasmettere qualche idea sugli stili e sulle persone persone ai pochi che leggeranno queste storie.Stadera piccola da piccoli esercizi e pesabambini

Dalla stadera alle varie misure, ai vari strumenti di misura ai mercati delle campagne venete, che pure ancora resistono, non solo nel Veneto e anzi sono sempre più presenti anche nelle città, con tutta la loro carica di globalizzazione delle merci, dei mercanti, delle culture, delle etnie, delle idee, dello scambio delle culture e del rimescolamento sociale che producono.

Questi mercati sono stati teatro di straordinari cambiamenti sociali e il loro racconto ci rende una buona possibilità di conoscere i tanti e profondi cambiamenti avvenuti e di guardare in porofondità il caleidoscopio sociale e la complessità che lo connota, a partire dai ricordi incantati che si fissano nella memoria.

I mercati nelle campagne fino a tutti gli anni cinquanta del novecento erano la possibilità pressoché unica di potersi procurare ogni qualche giorno, al massimo a cadenza settimanale,le merci e gli attrezzi di cui una famiglia aveva bisogno.

Le botteghe di paese soddisfavano a mala pena e a caro prezzo pochi bisogni essenziali della popolazione, non erano attrezzate e assortite per soddisfare le esigenze di mezzi di produzione e di scambio a raggio sufficientemente largo che una comunità di paese aveva per assicurarsi una buona sopravvivenza.

Ecco quindi materializzarsi, in giorni fissi prestabiliti, il banco o i banchi degli alimentaristi, dei merciai, dei venditori di tessuti, il banco delle stoviglie, dei cordami, degli accessori per le botti, del venditore di animali vivi, dai pulcini da allevare al pollame da svezzare ai maialini, il banco delle lane, del vestiario confezionato, per di più maglieria, giubbotti e abiti da lavoro, del venditore di scarpe e di quello specializzato in zoccoli, diffusissimi e sempre in evoluzione, del falegname produttore di mastelli, secchi e tavole per lavare, del bottaio, a stagione (ad Agna per molti anni si è tenuta una fiera di sole botti), fino ad attività "senza banco" svolte in piazza con gli attrezzi necessari come quella del maniscalco.

Il mercato domenicale era perciò una specie di fiera settimanale, con il suo vociare, le contrattazioni, le prove e dimostrazioni di abilità negoziale, l'occhio allenatissimo su misure e pesatura (sì perché i più bravi sapevano pesare con gli occhi e scommettevano sul peso), gli odori delle merci vendute, dalle forme di grana al baccalà ( che in realtà era lo stoccafisso) i colori caratteristici della carta zucchero, vera, usata esattamente e solo per lo zucchero, della carta color cenere per pasta e riso, bianca per formaggi e conserve, della carta giallo paglia molto grezza con la quale il macellaio faceva un incarto grossolano della carne, poca, che qualcuno comprava, l'odore dei cordami e dei campioni di fieno che veniva contrattato; era il giorno dei mediatori d'affari, che si muovevano tra piazza e osterie a chiudere le contrattazioni, quelli che sapevano pesare un cavallo o una mucca con l'occhio, dei bambini che in ogni angolo giocavano magari solo a rincorrersi e spesso si sbucciavano le ginocchia sui sassi della piazza, delle donne che finalmente si ritrovavano per scambiarsi tanti discorsi,informazioni e consigli, degli uomini seriosi, che discutevano di lavori, di raccolti, di tecniche adottate per una qualche nuova o speciale attività,ma anche di quelli che alle 11.00 del mattino erano già brilli per le diverse ombre che a giri si offrivano in osteria o per i diversi bicchierini di marsala, prugna, grappa e altro alcool che li ammazzava con grande facilità e in età ancora relativamente giovane.

Metro di legno a stecche da falegnamePesi, misure, gente, gelo invernale, voci stentoree, bambini che si rincorrevano, commercianti ruffiani e impietosi, caldo afoso e nebbie penetranti, allegria e mortificazione per non avere a sufficienza da spendere sono tuttora ai miei occhi un baluginio straordinario della vita nelle comunità di paese fino agli '60, quelli dell svolta, del boom e del grande cambiamento negli stili di vita, nella disgregazione di una società antica e vecchia che con una profonda trasformazione degli stili, delle tecniche, dei modi di produzione e l'elaborazione di idee nuove aggregò una società nuova, quella che si affacciò con tante contraddizioni e una forte carica di cambiamento agli anni settanta.