Carnevale: memorie di un breve periodo di festa

Carnevale era festa per i ragazzi. Gli adulti non partecipavano quasi a questa festa; solo le donne se ne occupavano per cuocere dei dolci appositi e comprare qualche maschera per i figli

Faceva ancora freddo, c'era molta voglia di sfogarsi rincorrendosi, c'era voglia di andare oltre le regole solite della vita di tutti i giorni, con piccoli scherzi accettati solo perché appunto era carnevale

Riprendiamo a percorrere, in questo secondo articolo, il sentiero lungo e torutoso del lavoro domestico delle donne nel novecento, in particolare nel primo novecento e fino a tutti gli anni '60, così come l'ho visto e mi è stato raccontato.

La scomparsa di molti oggetti d'uso quotidiano nelle case e la loro relativamente recente ricomparsa, parziale, nei mercatini come oggetti di curiosità utilizzati ora come soprammobili o oggetti d'arredo di fatto sta cancellando la memoria sia dei loro usi e quindi degli stili di vita sia, nello specifico, dei riferimenti della fatica, della produzione e delle relazioni familiari e sociali che tali oggetti implicano.

Si parla e soprattutto si ricorda poco del lavoro delle donne nel Novecento.

A partire da qualche oggetto ritrovato, cercherò di dare alcuni frammenti di descrizione della fatica delle donne, così come riuscivo a osservare da bambino e ragazzo, nell'universo chiuso del comprensorio che conoscevo, convinto com'ero assieme a  tutti gli altri che ciò che vedevo fosse "naturale", stabilito dall'ordine "immutabile" delle cose, ordine in cui gli uomini erano i padroni delle cose, delle idee, dei sentimenti, delle vite dei loro familiari e dei gruppi sociali, in particolare delle donne, nelle quali includo ovviamente le bambine, che, in quanto femmine, avevano una considerazione diversa e minore degli altri esseri umani.

Il freddo gela le campagneNatale, nelle ie campagne della bassa padovana fin oltre la metà del '900, veniva vissuto come un avvicinamento alla bontà, raccoglimento in famiglia, slancio interiore, periodo in cui i dissapori venivano attenuati e l'impegno nel fare le cose, dalla scuola alla casa,era più intenso e coscienzioso.

Ma Natale era anche il periodo del grande freddo, dei vetri ghiacciati, delle imtemperie e della vita difficile, stentata, con poco da ardere, le notti lunghe, le case poco illuminate.

Riscaldare i letti durante gli inverni gelati era un'operazione piuttosto diffusa se si aveva legna sufficiente.

I più benestanti disponevano di legna buona, dalla robinia ai tralci grossi di vite, al rovere, ciliegio, olmo, faggio e, in dialetto, "tapare de selgaro", che erano le basi segate di una albero caratteristico della bassa padana, il selgaro o salgaro, che si trovava lungo i fossati di confine, da cui il cognome di E. Salgàri, veronese di nascita.

Scaldaletto portabraci a lamiera forata
Scaldaletto portabraci a lamiera forata

Nei giorni di neve o di gran gelo i più fortunati potevano permettersi anche il carbone cock, che rilasciava un calore che a volte faceva diventare rossi persino i cerchi della piastra della stufa.